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Il buio sta divorando il popolo siriano PDF Stampa
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di Gioacchino Criaco


Il Riformista, 9 maggio 2020

 

Iyad Aldaqre sta sotto una terra scura, in un angolo del cimitero di Piacenza, concesso dal Comune perché si possano seppellire fino a trenta musulmani, con la libertà di guardare verso La Mecca, e anche verso la loro terra d'origine.

Iyad era siriano, faceva il ricercatore, sposato con un'italiana, il Covid-19 ha fermato per sempre la sua corsa verso la pace, la fuga dalla guerra, se il suo sguardo davvero arriva fino in Siria la pena aggraverà il destino avuto in sorte a 32 anni: vedrà un popolo in fuga, schiacciato fra il crepitio di armi avverse, di giorno. Di notte nemmeno occhi soprannaturali penetrano l'oscurità. Quello siriano è un popolo al buio, una metà lo è completamente e l'altra guarda la luce progressivamente spegnersi.

A Zaizoun la torre d'acciaio, color argento a scacchi rossi, ha danzato per qualche minuto insieme al vento e si è precipitata al suolo. I gruppi terroristici del partito del Turkestan hanno finito di distruggere la centrale elettrica della provincia siriana di Idlib, a 235 chilometri a nord della città del vento. L'impresa, immortalata in un video, finito sui social, mostra i miliziani del Turkestan, falange sostenuta dal governo turco, festeggiare la caduta della torre di refrigerazione dell'installazione, l'ultimo elemento ancor in piedi. Il Governo di Assad denuncia da due anni il sabotaggio, con i pezzi e le attrezzature della centrale smontati e trasferiti in territorio turco.

L'atto definitivo toglie l'elettricità a 8.000.000 di persone: Zaizoun è una delle principali centrali elettriche del paese. Piano piano, ciò che resta della centrale sarà divorato dalla terra su cui era stata piantata, una terra rossa, grassa, di cui i locali cantano i miracoli: pomodori grossi il triplo del normale e distese infinite di panna. "Il cestino di cotone", è il nome delle piane di porpora che da Idlib partono per raggiungere Zaizoun. Di notte, metà della Nazione che si distende verso la Turchia, avrà come unica luce i bagliori delle armi delle fazioni in lotta, in una terra troppo bella e colta per non pagare un pegno. Di notte un popolo al buio, in fuga verso la tregua, non avrà come guida il lume che dava anima di villaggio in villaggio per una pista che puntava a Nord, verso l'Occidente. Torneranno le stelle a indicare il cammino, mentre gli uomini proseguiranno a spegnere, una a una, le lampadine siriane per unire nel buio i figli di Damasco.

 

 

 

 

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