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Detenuti sessantenni in detenzione domiciliare PDF Stampa
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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 20 aprile 2020

 

E fuori dal carcere fino a due anni di pena. Emergenza Coronavirus: questa la ricetta del Centro studi Borgogna. Scarcerazione immediata fino ai due anni di pena, sessantenni e pazienti cronici non pericolosi sempre in detenzione domiciliare e sospensione di qui al rientro dell'emergenza sanitaria dell'esecuzione delle pene fino a 4 anni.

Sono i punti chiave del piano di svuotamento controllato delle celle e contenimento dei nuovi ingressi in carcere previsto dal Centro Studi Borgogna. Il laboratorio giuridico interdisciplinare con sede a Milano ha elaborato delle proposte per risolvere l'endemico sovraffollamento delle nostre carceri, ora con un problema in più, quello della salute pubblica scatenata dalla pandemia in corso.

Gli istituti di pena hanno 47 mila posti disponibili ma i detenuti presenti, secondo gli ultimi dati del ministero della giustizia sono 57.137. Oltre 10 mila in più, per il Centro una soglia critica da abbassare nella lotta all'epidemia e all'inadeguatezza della nostra edilizia giudiziaria perché i 37 detenuti attualmente positivi al virus non diventino molti di più.

Ma come? Se il Cura Italia prevede all'articolo 123, fi no al 30 giugno la misura della detenzione domiciliare su istanza del detenuto per pene detentive non superiori ai 18 mesi anche se residue di maggior pena, la proposta è di alzare l'asticella. Così, a prescindere dall'utilizzo dei braccialetti elettronici, l'idea del Centro è quella di scarcerare immediatamente i detenuti con pene o residui di pene non superiori ai due anni e non condannati per i reati esclusi dal beneficio del decreto.

E per il controllo tramite utilizzo dei braccialetti elettronici che il decreto prevede per pene superiori ai 6 mesi, il laboratorio milanese osserva che dai mille attualmente utilizzabili oggi all'adeguamento tecnologico dei 5 mila messi a disposizione dal ministero passeranno almeno tre mesi. Un tempo troppo lungo rispetto alla velocità di diffusione del virus.

Va poi ripensato il concetto di custodia cautelare in carcere da comminarsi solo in casi estremi e, da sostituirsi con gli arresti domiciliari per sessantenni o persone con patologie croniche pregresse, eccezion fatta per la comprovata pericolosità sociale. Tra le proposte, anche la sospensione di qui al termine dell'emergenza sanitaria in corso, dell'esecuzione di pene definitive fino a 4 anni.

 

 

 

 

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