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Arabia Saudita. L'appello dal carcere della principessa saudita ribelle: "Sto male, liberatemi" PDF Stampa
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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 20 aprile 2020

 

Basmah bint Saud scomparsa un anno fa ha pubblicato su Twitter una serie di messaggi dalla prigione: non ho fatto nulla di male. "Sono reclusa in maniera arbitraria nella prigione di Al-Ha'ir, senza che sia stata formulata un'accusa. Non ho fatto nulla di male".

Ricompare - almeno in rete - la principessa ribelle saudita Basmah bint Saud. Sparita nel marzo 2019, la donna ha pubblicato su Twitter un appello dopo aver, invano, scritto più volte a corte. E rivolgendosi allo zio, il re Salman e al principe ereditario, suo cugino, il potente Mohammed Bin Salman, chiede di essere liberata dalla prigione di massima sicurezza in cui è detenuta. A spingerla è la paura di morire: "non sono stata curata e la mia salute si sta deteriorando a un punto critico, che potrebbe portarmi alla morte".

Misteri. Perché Mbs odia così tanto Basmah bint Saud da rinchiuderla nello stesso carcere di jihadisti e oppositori politici? E perché non le riserva il solito trattamento riservato ai parenti "scomodi", ossia prigionie in hotel o appartamenti di lusso? La tragedia di Basmah bint Saud inizia nella sua casa di Jeddah sulla costa del Mar Rosso in Arabia Saudita il 1° marzo 2019, quando - come ricostruito dalla Deutsche Welle - viene prelevata dagli uomini della sicurezza dei Saud con sua figlia, Suhoud, 27 anni. Prima di allora la principessa era molto attiva sui social su cui vantava migliaia di fan. Da febbraio 2019 poi però - a parte un paio di messaggi religiosi - sul suo account Twitter non era comparso più nulla.

All'epoca - secondo Deutsche Welle - "le comunicazioni della principessa sono sorvegliate". Inoltre poche settimane prima l'edizione araba della rivista Harper's Bazar aveva annunciato la sua presenza al festival letterario sponsorizzato da Emirates Airlines per presentare il suo libro The Fourth Way Law. Ma a quel Festival Basmah bint Saud non arriverà mai. Il rapimento scatta poche ore prima della sua partenza per la Svizzera, dove avrebbe dovuto ricevere cure mediche, soffrendo di osteoporosi e problemi cardiaci. E per un anno la principessa sparisce dai radar. Fino a quattro giorni fa quando i suoi tweet hanno fatto il giro del mondo.

Basmah bint Saud, 56 anni, è nota come voce fuori dal coro all'interno della potente famiglia dei Saud. Ultima dei 115 figli messi al mondo con varie mogli dall'ex sovrano Abdalá bin Abdulaziz, nasce poco dopo il colpo di Stato che costringe il padre ad abdicare in favore del fratello Salman. Vede e il genitore solo un paio di volte prima che muoia nel 1969. Poi lei e sua madre, Jamila Merhi, partono per Beirut, la città più cosmopolita del Medio Oriente. Allo scoppio della guerra civile in Libano, passano nel Regno Unito. Basmah torna in Arabia Saudita nel 1988, dove sposa Shuja Bin Nami Bin Shahin. Dopo il divorzio, nel 2007, si costruisce una carriera da giornalista e imprenditrice (aprendo, fra l'altro, una catena di ristoranti).

Quindi torna a Londra e da lì - attraverso i suoi scritti e alcune interviste - inizia a criticare il Paese d'origine, denunciando la corruzione e le ingiustizie economiche e invocando l'uguaglianza di uomini e donne. Sta ben attenta a non scagliarsi direttamente contro la famiglia reale di cui si sentiva parte. Ma attacca la fitta rete di governatori, amministratori e plutocrati che gestiscono il paese.

Infine dal 2016, torna a vivere in Arabia Saudita e durante un'intervista alla Bbc, commentando il piano di riforme del cugino Mbs Vision 2030 dichiara "Ha una visione, Vision 2030, la cui direzione è chiara: l'isolamento di tutti coloro che non sono d'accordo con quella visione". Ed è da allora che le cose si sono messe davvero male per la principessa Basmah.

Le autorità saudite non hanno rivelato i motivi dell'arresto, né lo faranno. E se non è chiaro come la principessa abbia potuto scrivere da un carcere, situato alle porte di Riad, e considerato la peggior prigione di tutto il regno e se i tweet con il testo dell'appello sono scomparsi dal web, come fa notare anche il New York Times che si è lungamente occupato della vicenda, tuttavia è abbastanza plausibile che i messaggi siano autentici, tanto più se si considera che lo scorso mese sono stati arrestati il principe Ahmed bin Abdulaziz al Saud, fratello di re Salman, e suo nipote, il principe Mohamed bin Nayef, accusati di aver tentato un colpo di stato.

Una retata e una mossa chiaramente volta a bloccare la dissidenza interna alla famiglia reale per mantenere lo status quo. Ma anche l'ultimo di una lunga serie di soprusi, se si considera che dal 2017 il principe ereditario Mbs è l'artefice di una ferrea repressione ai danni di numerose attiviste per i diritti di donne, blogger, giornalisti (uno su tutti Jamal Khashoggi, trucidato dentro il consolato di Istanbul) ed influenti esponenti religiosi. E che non risparmia nemmeno i parenti.

 

 

 

 

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