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Le porte delle carceri non devono rimanere chiuse PDF Stampa
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di Caterina Fuda*


larivieraonline.com, 19 aprile 2020

 

In Italia è sempre più acceso il dibattito sulle condizioni degli Istituti Penitenziari in seguito alla crescita dei contagi da Covid 19 al loro interno. Purtroppo si sono verificati morti tra i ristretti e il personale della polizia penitenziaria.

E allora ci si domanda se le misure introdotte con il D.L. 18/2020 sono la soluzione più idonea a fronteggiare l'emergenza Coronavirus nelle carceri. In un Paese in cui il termine "sovraffollamento carcerario" è sempre più attuale, la risposta è negativa.

I detenuti che hanno visto completamente compressi i loro diritti, con lo stop dei colloqui visivi e la privazione dei permessi premio, si sono dovuti accontentare di condividere i loro già minimi momenti di familiarità attraverso il telefono e, ove possibile, con una videochiamata.

Per non parlare dell'obbligo di condividere spazi minimi, dove non può essere garantita la distanza minima di un metro e le condizioni igienico - sanitarie fortemente consigliate dai vari Dpcm.

E infatti i nostri Istituti Penitenziari, proprio per i loro spazi limitati, non possono isolare tutti i reclusi. Come ben ha osservato il Garante Nazionale dei Detenuti, nelle carceri non è più tempo di rivolte, ma bisogna far uscire immediatamente i detenuti che hanno un fine pena vicino.

Oltre ciò, l'attenzione non va mai distolta dai detenuti che soffrono di patologie pregresse che sono più esposti al contagio epidemico.

In presenza di norme insufficienti, il popolo dei detenuti si è ancorato alle decisioni, diversificate, dei Giudici. Una sorta di sensibilità è pervenuta dai Magistrati di Sorveglianza che, ancor prima del D.L. 18/2020, hanno cercato di fronteggiare l'emergenza Covid con gli strumenti a loro disposizione. Questo, però, non è abbastanza. Servono decisioni più concrete e stringenti per la tutela dei nostri detenuti. Sul punto, richiamando le parole dell'Eurodeputato Giuliano Pisapia, è il momento che "dalle parole si passi ai fatti".

Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato che non intende girarsi dall'altra parte di fronte alle condizioni delle carceri e alla tutela dei detenuti e di chi lavora ed opera negli istituti penitenziari, ma nonostante le sollecitazioni anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Papa, dell'Avvocatura e di tanti altri, a oggi non abbiamo nulla di concreto.

Eppure l'attenzione nelle carceri deve essere alta, al punto che Papa Francesco ha dedicato la Via Crucis del Venerdì Santo alle storie dei detenuti, delle loro famiglie e di chi lavora per loro.

Inutile dire che il Primo Vescovo di Roma ha voluto lanciare un messaggio per questa categoria di persone di cui nessuno al Governo sembra curarsi in questa emergenza.

Resta, infine, la speranza che per i soggetti sottoposti a carcerazione preventiva per reati datati e coloro che hanno un fine pena tale da essere ammessi alle misure alternative, le porte del carcere si possano aprire al più presto, al fine di alleggerire le strutture penitenziarie.

Senza dimenticare che rimane l'auspicio che l'istituto dell'indulto o quello dell'amnistia, in un momento di sofferenza collettiva, venga preso in seria considerazione dal Ministro della Giustizia.

 

*Avvocato

 

 

 

 

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