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Il pm Albamonte contro gli avvocati: "Stanno strumentalizzando Soro" PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 19 aprile 2020

 

Dopo la lettera del Garante della privacy al Guardasigilli Bonafede, il segretario di Area mette in guardia da iniziative che rischiano di bloccare definitivamente la giustizia italiana. "Attenzione, se la giustizia non riparte subito andremo incontro a una crisi epocale del sistema e poi serviranno anni per rimetterlo in piedi". Dice così Eugenio Albamonte, il pm romano che a piazzale Clodio da oltre dieci anni si occupa dei reati informatici, ed è segretario di Area, la corrente di sinistra dei giudici.

Ma le norme eccezionali, come la possibilità di fare i processi via computer, devono valere solo adesso o per sempre? La questione è caldissima. Divide il mondo della giustizia. Gli avvocati dicono di no, ma anche l'Anm parla di "una disciplina imposta dall'emergenza e valida per la sola durata di essa", proprio come fa il Pd che con il responsabile Giustizia Walter Verini vede misure "limitate al periodo dell'emergenza". Mentre dal gruppo di Piercamillo Davigo al Csm viene l'invito a verificare se proprio queste misure non possano durare nel tempo e andare a regime per "semplificare e sburocratizzare l'attività giudiziaria, sperimentare nuove modalità operative, avere nuovi approcci ai problemi". Il dibattito è aperto. Ecco il parere di Albamonte, che è stato anche presidente dell'Anm.

 

Chi ha ragione tra il Garante della privacy Soro e il Guardasigilli Bonafede sui cosiddetti processi "da remoto"?

"Un attimo, è necessario fare un passo indietro. Le Camere penali si sono rivolte a Soro, ma noi magistrati, non appena è uscito il primo decreto, quindi stiamo parlando di metà marzo, ci siamo posti il problema della sicurezza dei dati ricorrendo a un processo via computer. Ne abbiamo parlato con i colleghi di via Arenula e abbiamo avuto ampie rassicurazioni sulla tutela della privacy".

 

In due parole, che s'intende per processi "da remoto"?

"Solo durante la fase di emergenza sarà possibile celebrare alcuni processi senza esporre a pericolo la salute degli avvocati, degli imputati, degli amministrativi e degli stessi magistrati attraverso sistemi di videoconferenza che consentono di partecipare all'udienza senza rischi di contagio".

 

Beh, se le cose stanno così, ammetterà che per un imputato e per il suo avvocato collegarsi con un computer può essere un problema, come dicono appunto gli stessi avvocati...

"Ricordo che già prima dell'entrata in vigore dei decreti legge sulla giustizia gli avvocati avevano indetto uno sciopero nazionale, con il blocco totale delle udienze, proprio perché erano preoccupati di venire nei tribunali. Quindi delle due l'una: o blocchiamo completamente la giustizia fino alla fine della pandemia, oppure cerchiamo un compromesso come quello di utilizzare i sistemi informatici almeno laddove non sarà possibile ancora per lungo tempo andare nelle aule".

 

Innanzitutto chiariamo un fatto: stiamo parlando quindi di una misura d'emergenza che, secondo lei, dovrà essere necessariamente limitata a questo periodo. Fino al 30 giugno è scritto nel decreto Cura Italia. Ma la preoccupazione degli avvocati e anche degli esponenti del centrodestra è che questo possa diventare un sistema definitivo per accelerare la giustizia italiana...

"Questo strumento dovrà essere utilizzato soltanto per il periodo dell'emergenza e solo in quei tribunali dove sarà ancora pericoloso tornare nelle aule. Non c'è nessun rischio di una modifica permanente del processo perché i magistrati per primi non la vorrebbero, almeno in questi termini. E lo stesso ministro ha preso un impegno in questa direzione".

 

Sia sincero, lei pensa che gli avvocati abbiano sollevato strumentalmente la violazione dei dati e della privacy dei loro assistiti?

"Sono rimasto meravigliato del fatto che abbiano chiesto chiarimenti al Garante della Privacy e non direttamente al ministero, visto che è in corso un tavolo tecnico proprio su questi argomenti nel quale si poteva porre il problema ottenendo una risposta ben più rapida di quella che può dare il Garante che a sua volta dovrà chiedere informazioni al ministero".

 

Insomma, mi sta dicendo che il comportamento delle Camere penali è strumentale?

"Sicuramente questa operazione interferisce con la fase di conversione del decreto legge. Tant'è che alcuni soggetti politici hanno subito ripreso l'argomento. L'effetto finale è quello di ritardare ulteriormente quel minimo riavvio della giustizia penale che sarebbe oggi possibile".

 

Lei da pm condivide l'idea, sollecitata dai suoi colleghi, di poter fare anche gli interrogatori "da remoto"?

"I pm come gli avvocati sanno benissimo che gli interrogatori da remoto sono molto più difficoltosi e meno efficaci. Ecco perché misure come questa sono giustificate solo dall'esigenza di rimettere in moto la giustizia il prima possibile. E non potranno mai essere inserite per sempre nel processo".

 

Ma davvero ritiene che per un pm e un poliziotto sia possibile interrogare una persona senza guardarla in faccia dal vivo cogliendo sue esitazioni ed eventuali incertezze? Io le confesso di essere un po' perplessa....

"È esattamente quello che intendo dire. E ancora più importante è che il giudice possa vedere dal vivo questi comportamenti non verbali ma sicuramente significativi durante il processo. Per questo dico che si tratta di misure limitate all'emergenza.

 

Un ex magistrato di lunga esperienza come Piero Grasso in questi giorni, rispetto a chi solleva dubbi, ripete che da lungo tempo ormai gli interrogatori dei collaboratori avvengono in videoconferenza. Stiamo parlando della stessa cosa?

"Sostanzialmente sì, ma in quel caso la maggior fatica che tutti noi facciamo per fare quegli interrogatori è giustificata da ragioni di incolumità personale dei collaboratori. Le stesse esigenze non ci sono per gli altri testimoni del processo ed è quindi giusto che, finita l'emergenza, tornino a deporre in aula".

 

E poi come la mettiamo con il software fornito da Microsoft? Soro mette in evidenza il rischio che dati molto delicati inerenti ai processi finiscano in mano ad estranei. Questo non è un pericolo? Come ci si può tutelare?

"Proprio in questi giorni si sta parlando di App per il tracciamento sanitario di tutti gli italiani. Entrambe le situazioni presuppongono la massima attenzione a chi gestisce i dati. Ciò non vuol dire che una volta raggiunta tale sicurezza questi strumenti non possano essere usati. E per le piattaforme ministeriali sembra di capire che proprio questo livello alto di sicurezza già sia stato predisposto".

 

Sta dicendo che Soro dà il via libera sulla App Immuni e invece solleva problemi sui processi via pc?

"Le cronache della giornata sembrerebbero evidenziare questa contraddizione. Ma in verità il pronunciamento del Garante sulle piattaforme del ministero della Giustizia, allo stato, è solo interlocutorio e sono convinto che all'esito della procedura questa apparente contraddizione sarà risolta".

 

 

 

 

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