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Non lasciare indietro nessuno PDF Stampa
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di Roberto Saviano


L'Espresso, 19 aprile 2020

 

Il governo ha un piano per farci ripartire in sicurezza? Come difendere gli stranieri che lavorano nei campi? E quelli della sanità? Un appello. È il momento di chiedere a gran voce a chi ci governa di governarci con giustizia e di non lasciare indietro nessuno. L'Italia è in lockdown da tanto tempo e, nella maggior parte delle regioni, lo è senza risposte e senza prospettive.

L'idea di poter arrivare a contagi zero è una moderna favola cinese a cui non darei troppo credito, dunque servono risposte per la famosa fase 2, risposte e non litigi. Oggi sembra che il dibattito sul Covid-19 saturi ogni spazio, eppure manca forse la parte di informazione più importante ed è proprio quella che cerco e che non riesco a trovare nelle conferenze stampa quotidiane in cui si elencano numeri - i tamponi fatti, i positivi, i ricoverati, i deceduti - che peraltro offerti giorno per giorno dicono poco e confondono molto, gettando la popolazione nel panico dal momento che i dati sono in continua oscillazione e che non riescono a determinare una tendenza consolidata.

Quello che manca è un discorso chiaro su cosa si sta facendo per poter consentire la riapertura e non mi riferisco alle tempistiche sulle aperture di esercizi commerciali e realtà produttive, ma alla messa in sicurezza della salute pubblica. Posto che a contagi zero - dato che non siamo la Cina - non arriveremo mai, e posto che non si possono tenere chiusi in casa gli italiani per un anno, abbiamo capito come sta cambiando la sanità? Abbiamo capito quali risorse già adesso, mentre scrivo e mentre leggete, sono state stanziate per far fronte a una nuova emergenza senza dover mettere i medici in condizione, di nuovo, di scegliere chi ha maggiori possibilità di salvarsi e chi no? Sappiamo riconoscere situazioni in cui la politica deve prendere decisioni e pretendere che lo faccia - istituire zone rosse, ad esempio - senza aspettare il placet di Confindustria?

Sappiamo se esiste una informazione chiara in grado di tranquillizzare coloro i quali necessitano di cure mediche non connesse alla pandemia e che non li dissuada dal recarsi in strutture ospedaliere per il timore del contagio? Capisco che l'emergenza ci abbia colto di sorpresa, ma è pur vero che forse l'immagine che meglio descrive la disorganizzazione di queste ultime settimane, e ne restituisce il ridicolo oltre il dramma, è cristallizzata nelle continue modifiche alla famigerata autocertificazione che gli italiani sono tenuti a stampare e compilare.

Ogni settimana un nuovo testo, senza tener conto che non tutti hanno stampanti in casa e che, magari, chi le ha preferirebbe conservare fogli e inchiostro per il lavoro scolastico degli oltre otto milioni di studenti che svolgono le attività da casa. E quindi è questo il momento degli appelli, il primo è mio, personale, e la domanda è chiara: diteci non quando finirà la quarantena, ma come state preparando l'Italia per la fine della quarantena. Non ditemi quali attività riprenderanno e quando, ma cosa avrete fatto perché tutto questo possa avvenire in sicurezza, perché i medici non sono sereni e lo stanno comunicando alle regioni senza troppi giri di parole. Sono trascorse diverse settimane, credo sia giunto il momento di incalzare su questo.

Accolgo poi due diversi appelli. Dobbiamo pretendere dalla politica che si occupi, sì proprio ora, delle condizioni dei braccianti stranieri senza diritti che lavorano nelle campagne italiane: il sindacalista Aboubakar Soumahoro ha lanciato un appello rivolto al Presidente del Consiglio perché si faccia carico di questa vergognosa moderna schiavitù. E dobbiamo pretendere che i cittadini italiani, nati in Italia da genitori stranieri abbiano la cittadinanza. Faccio mie le parole che Hamilton Dollaku, infermiere di origini albanesi, rivolge al Presidente della Repubblica perché il suo sguardo si posi sul personale medico, che oggi lavora senza sosta, la cui vita è una corsa a ostacoli solo per essere nati in Italia da genitori stranieri.

Dove esistono cittadini più cittadini di altri, dove la politica perde di vista gli ultimi (poniamo che siano gli stranieri), non lo fa per tutelare i penultimi (poniamo che siano gli italiani in difficoltà), ma solo per tutelare sé stessa. La politica che non spiega ai cittadini italiani perché i braccianti stranieri possono essere trattati come schiavi e perché un medico nato in Italia da genitori stranieri deve penare per avere un documento, è la stessa politica che non dirà ai cittadini italiani come intende tirarli fuori dal lockdown in sicurezza. La pandemia è disvelatrice e ci mostra che quando la politica non funziona per alcuni, non funziona per nessuno.

 

 

 

 

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