Martedì 22 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Agricoltura, Provenzano: "Sì ai migranti, ma con contratto e salario dignitoso" PDF Stampa
Condividi

di Alessia Candito


La Repubblica, 19 aprile 2020

 

Il ministro: "Ero d'accordo per la regolarizzazione già prima dell'emergenza coronavirus". Intanto, nei ghetti in cui gli immigrati sono costretti a vivere, il rappresentante Usb distribuisce cibo e mascherine. E porta avanti la petizione sui diritti.

"Il lavoro gratuito non esiste. Se si lavora ci deve essere un contratto regolare. Così anche per i 600 mila immigrati che si vorrebbero impiegare nei campi". Parola del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che ne ha parlato a "L'Intervista" di Maria Latella su Sky TG24, e si è così accodato alla collega Teresa Bellanova sulla necessità di regolarizzare i braccianti migranti impiegati in agricoltura". Anzi, specifica, "ero d'accordo già prima dell'emergenza coronavirus".

Reali destinatari, Matteo Salvini e la Lega, che contro un'eventuale sanatoria hanno promesso barricate, proponendo di spedire nei campi disoccupati e percettori di reddito di cittadinanza, magari da retribuire con i voucher. "Anche per quelli che in passato hanno chiesto il reddito di cittadinanza - puntualizza il ministro Provenzano al riguardo - se andranno a lavorare nei campi dovranno essere contrattualizzati e ricevere un salario dignitoso e consono al lavoro svolto. Questa è la regola".

Nel frattempo, nei ghetti in cui i braccianti migranti sono costretti a vivere, è partita la distribuzione di alimenti, guanti e mascherine acquistati grazie ad una raccolta fondi coordinata dal sindacato Usb che ha già superato i 121mila euro. Ed è da quegli stessi campi che oggi arriva una nuova petizione, rilanciata dal sindacato Usb, che chiede al governo Conte lavoro regolare, salario dignitoso, soluzioni abitative degne. "I diritti dell'uomo sono violati quando le persone sono costrette a vivere nella miseria La civiltà è ferita quando le persone vengono spogliate della dignità. Unitevi a noi in questo cammino di giustizia. Date voce al nostro grido firmando questo appello. Insieme possiamo" scrive su Facebook il sindacalista Usb Aboubakar Soumahoro, che nelle ultime settimane insieme ad una delegazione ha distribuito cibo e dpi nei ghetti del Sud Italia.

Borgo Mezzanone, Torretta Antonacci, il beneventano, San Ferdinando, la Piana di Gioia Tauro. Vengono definiti "insediamenti informali", ma anche in tempi di pandemia sono rimasti "assembramenti obbligati" senza servizi, senza condizioni igieniche minime, senza possibilità di proteggersi dall'avanzata del Covid19 che ha bloccato l'Italia. Per i braccianti migranti, che anni di lavoro nero e grigio nel settore agricolo hanno condannato a miseria e invisibilità, sono diventati spesso quasi scelta obbligata. Ed è da qui che non possono uscire adesso che per spostarsi è necessario uno straccio di impiego regolare. Risultato, un intero settore è andato in crisi.

Secondo le stime ufficiali, nei campi mancano fra i 270mila e i 350mila braccianti. In molti sono "prigionieri" dei ghetti, dove chi non può più lavorare inizia a patire anche la fame. Ed è dagli insediamenti dei braccianti che arriva l'appello al governo Conte, sostenuto dall'Usb e rilanciato sulla piattaforma change.org, dove in poche ore ha raccolto oltre 6mila firme.

Le richieste non riguardano solo i braccianti migranti, ma tutti gli operai della filiera. "Da troppo tempo, il nostro lavoro e quello dei contadini/agricoltori - si legge nel testo della petizione - viene schiacciato sotto lo stesso rullo compressore della macchina dei grandi monopoli. Da troppo tempo, la terra madre viene mortificata dalla bulimia del produttivismo sollecitata dall'ardita cupidigia dei giganti del cibo. Da troppo tempo, il consumatore viene tenuto all'oscuro dall'abbrutimento, dallo sfruttamento, dall'immiserimento e dall'ingiustizia che accompagna il cibo, ipotecandone la qualità etica, lungo la filiera agricola". Per questo "è l'ora del basta" - affermano - "la lunga notte dell'ingiustizia deve calare e l'alba del giorno luminoso dell'alleanza tra i braccianti sfruttati, i contadini/agricoltori schiacciati e i consumatori deve sorgere".

Gli strumenti - si suggerisce al governo Conte - sono semplici: un salario dignitoso, indipendentemente dalla provenienza geografica, una regolarizzazione per uscire dall'invisibilità esistenziale, la possibilità di usufruire di alloggi decorosi per affrancarsi dalla vulnerabilità sociale, un codice etico pubblico per garantire ai consumatori un cibo sano e per tutelare nostro lavoro e quello dei contadini/agricoltori.

Tutti schiacciati - spiegano - dalla grande distribuzione, che impone prezzi al ribasso i cui costi si scaricano lungo tutti gli anelli della filiera e di cui i braccianti, pagano il pegno maggiore. Il problema non è solo il lavoro nero, ma anche quelle forme di "grigio" - così vengono definite - che condannano tutti gli operai della filiera allo sfruttamento. Se da contratto nazionale la giornata lavorativa è di sei ore e mezza, in realtà spesso nei campi si sta a schiena curva per l'intera giornata, senza pause o riposi settimanali.

E poco o nulla alla fine del mese risulta in busta paga.

Un problema che riguarda tutti i lavoratori della terra, ma per i braccianti migranti, anche a causa dei decreti sicurezza voluti dall'ex ministro dell'Interno Salvini, significa spesso anche clandestinità. "Signor Presidente - scrivono, chiamando in causa direttamente il premier Conte - non rimandi questo atto di Giustizia e di Civiltà ma assuma con audacia questa decisione per darci Diritti, perché un diritto ritardato è un diritto negato e un diritto per pochi diventa un privilegio per tutti".

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it