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Coronavirus, il contagio si estende nelle carceri italiane PDF Stampa
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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 9 aprile 2020

 

Positivi 58 detenuti e 178 agenti. Arduo negli istituti di pena attuare le regole di distanziamento sociale e anche reperire gli spazi dove sistemare i contagiati. Gravi difficoltà pure all'estero. Uno, tredici, ventuno, trentasette, adesso cinquantotto (detenuti) più cento settantotto (agenti penitenziari): cominciano ad alzarsi, come si temeva, i numeri dei positivi al virus Covid-19 nelle carceri italiane, già gravate dal sovraffollamento di 56.102 detenuti in una capienza (non teorica ma effettiva) di 47.482 posti che rende arduo non solo le regole di distanziamento sociale, ma anche e soprattutto il reperimento di spazi dove sistemare in isolamento sia i positivi sia chi possa essere entrato in contatto con loro.

Istruttiva la progressione statistica registratasi adesso nella casa circondariale di Torino: poiché si era palesato un sospetto contagio, correttamente sono stati sottoposti a tampone altri 60 detenuti che potevano aver avuto contatti più ravvicinati con il compagno, ed ecco che altri 19 sono risultati pure positivi. Interessante anche il caso di Brindisi, dove il primo detenuto positivo era (come molti altri) un nuovo arrestato giunto dalla libertà, risultato a metà marzo negativo alla tenda-Triage, ancora negativo il 27 marzo ma peggiorato e portato in ospedale dove ora é risultato positivo, portandosi dietro la prudenziale messa in quarantena del personale di polizia penitenziaria con cui aveva rapporti. E altro profilo su cui meditare emerge da Santa Maria Capua Vetere, dove c'è un positivo ma dove soprattutto si trascina da lustri il problema del mancato allaccio alla rete idrica cittadina, lacuna che fa sì che a servire il carcere sia un pozzo semi-artesiano abbinato a un impianto di potabilizzazione.

I numeri dei contagi - Nelle carceri italiane - dove sono morti un detenuto, due agenti e due medici penitenziari - secondo la contabilità ministeriale i detenuti contagiati sono 58, in gran parte asintomatici e posti in isolamento in cella singola, mentre 11 di loro sono ricoverati in ospedale. Dei 178 contagiati fra gli agenti penitenziari, 18 sono in ospedale e una ventina in quarantena in caserma, gli altri in isolamento a casa.

Nell'iter di conversione del decreto legge del 17 marzo non parrebbero essere inserite misure che allarghino l'applicabilità (risultata numericamente assai modesta) delle tante condizioni (reati ostativi, necessità di un domicilio idoneo, disponibilità di braccialetti elettronici) alle quali é subordinata questa chance di detenzione domiciliare per chi debba scontare residui di pena sino a 18 mesi. In questo mese sono allora stati giudici di sorveglianza e gip (sia prima sia dopo un apposito documento della Procura Generale della Cassazione) ad assumersi la responsabilità di adottare norme già esistenti nell'ordinamento e di decidere misure alternative, differimenti pena per motivi di salute e minor ricorso alla custodia cautelare in carcere: con il risultato di far scendere le presenze in carcere dai 61.235 detenuti di fine febbraio ai 56.102 di ieri (pur sempre 9mila più dei posti reali).

Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania - Vicina a essere fuori controllo é la situazione delle carceri in Gran Bretagna, con 7 detenuti morti, 107 reclusi positivi, 1.300 in isolamento con sintomi, e 7.200 messi fuori servizio. È di fronte a queste prospettive che molti Paesi - non necessariamente fari del diritto, alcuni democratici, altri dittatoriali - stanno adottando eterogenee iniziative straordinarie di riduzione della popolazione carceraria in tempo di virus.

Negli Usa parecchi Stati, come California, Ohio, Kentucky e Texas hanno mandato ai domiciliari migliaia di detenuti anziani o in attesa di giudizio. In Francia il ministero ha proposto che i detenuti con meno di due mesi da scontare possano completarla agli arresti domiciliari, e quelli con meno di sei mesi da scontare possano vedersela commutare in affidamento ai lavori sociali. Nella federale Germania il Nordreno-Vestafalia interrompe l'espiazione sino a fine luglio della pena residua per i detenuti con condanne fino a 18 mesi. Norvegia, Danimarca, Finlandia e Lettonia hanno sospeso la custodia cautelare in carcere fuori dai casi di assoluta necessità, Spagna e Repubblica Ceca lo raccomandano ai magistrati, l'Albania opta per "l'isolamento temporaneo in casa", cioè per un permesso speciale a condannati non pericolosi.

Cosa succede in Brasile, Afghanistan ed Etiopia - In Brasile il Consiglio nazionale di giustizia, diretto dal presidente del Supremo Tribunale Federale, manda a casa 30mila detenuti ritenuti non pericolosi, l'Afghanistan ne rilascerà fino a 10mila, l'Indonesia 18.000, l'Etiopia annuncia la liberazione di 4mila detenuti ai quali restano meno di un anno da scontare, lo Zimbabwe sfolla i condannati a pene non superiori a 36 mesi che ne abbiano scontato almeno metà.

In Marocco il re ha concesso la grazia a 5.654 detenuti, l'Azerbaigian ha rilasciato 200 prigionieri, il Pakistan 900, la Somalia 850. Algeria, Tunisia e Libia hanno disposto il rilascio di 10 mila detenuti. E proprio l'altro giorno la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, ha invitato gli Stati membri a "ridurre la popolazione carceraria in tutta Europa perché è indispensabile per garantire effettiva messa in atto delle regolamentazioni sanitarie, per ridurre le crescenti pressioni sul personale penitenziario e sul sistema carcerario nel suo insieme. Chiedo a tutti i Paesi di utilizzare tutte le misure alternative alla detenzione in tutti i casi possibili e senza discriminazioni".

 

 

 

 

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