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Africa. Conflitti armati e repressione hanno provocato gravi violazioni dei diritti umani PDF Stampa
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di Flavia Carlorecchio

 

La Repubblica, 9 aprile 2020

 

Il rapporto Amnesty International sull'Africa Subsahariana. Nel corso del 2019, in tutta l'Africa Subsahariana migliaia di persone sono scese in strada per difendere i diritti umani fondamentali dagli abusi causati da conflitti e repressione di Stato. Decine di vittime, migliaia di sfollati, alcune vittorie: questo quanto evidenziato dal rapporto di Amnesty International.

La sicurezza civile minacciata da gruppi armati e forze statali. Gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze governative nella gestione di situazioni di crisi: sono le accuse mosse alle forze di sicurezza di molti paesi, come il Darfur, l'Etiopia, il Mali. Ma c'è anche l'incapacità di proteggere la popolazione dagli attacchi dei numerosi gruppi armati della zona. Sono stati registrati attacchi ai civili in Camerun, Repubblica Centrafricana e Burkina Faso. In Somalia, forze governative ed internazionali hanno tentato di arginare il gruppo armato al-Shabaab, che continua a coinvolgere civili nei suoi attacchi. Molto grave la situazione nella Repubblica Democratica del Congo, dove circa 2000 civili sono morti e un milione di persone sfollate.

Conflitti ed emergenza sanitaria. Nelle regioni anglofone del Camerun, i gruppi separatisti armati hanno continuato a commettere abusi come omicidi, mutilazioni e sequestri, e hanno distrutto molte strutture sanitarie. Secondo la direttrice di Amnesty International per l'Africa occidentale e centrale Samira Daoud, "l'accesso alle cure mediche resta una grande preoccupazione per le persone in tutta la regione. I governi dei paesi dall'Angola allo Zimbabwe, dal Burundi al Camerun non sono riusciti a rispettare il diritto alla salute e i conflitti hanno peggiorato la situazione".

Violenza di stato contro attivisti e giornalisti. Il 2019 è stato un anno nero per chi ha lottato attivamente per i diritti umani del proprio Paese. Quasi tutti i paesi della regione hanno dato un giro di vite sull'attivismo. In Zimbabwe, negli scontri a seguito di una protesta contro l'aumento del prezzo del carburante, almeno 15 persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite. In Guinea sono state vietate oltre 20 manifestazioni, e la violenza delle forze armate ha causato diverse uccisioni. Anche i giornalisti sono sotto attacco: in Nigeria, sono stati registrati 19 casi di aggressione, arresto arbitrario e fermo di giornalisti, molti dei quali hanno dovuto affrontare accuse costruite.

Migliaia di sfollati interni e violenza xenofobica in Sudafrica. Le continue violazioni dei diritti umani hanno causato migliaia di sfollati nella regione. Solo nella Repubblica Centrafricana 600.000 persone hanno abbandonato le proprie abitazioni; mezzo milione in Burkina Faso; 222.000 in Ciad. Il Sudafrica invece è teatro di una violenta repressione nei confronti di rifugiati e migranti, che la scorsa estate ha causato 12 morti.

L'importanza delle contestazioni: alcune vittorie. Nel 2019 sono state riportate anche alcune vittorie. Una delle più importanti per gli attivisti è stata la deposizione di Omar al-Bashir in Sudan e la fine del suo regime repressivo, con promesse di riforme da parte delle nuove autorità. Nella Repubblica Democratica del Congo è stato annunciato il rilascio di 700 detenuti, fra cui molti prigionieri di coscienza. Il Comando delle forze armate Usa per l'Africa (Africom) nell'aprile del 2019 ha ammesso per la prima volta di aver ucciso dei civili nei suoi attacchi aerei diretti contro al-Shabaab, aprendo la strada alla riparazione per le vittime. "Nel 2019 attivisti e giovani hanno contestato il sistema. Nel 2020, i leader devono ascoltare le loro richieste e lavorare per riforme assolutamente necessarie che rispettino i diritti di ciascuno", ha concluso Samira Daoud.

 

 

 

 

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