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Mille e 100 nuovi agenti. Rinforzi nei penitenziari dopo le rivolte PDF Stampa
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di Marzia Paolucci


Italia Oggi, 30 marzo 2020

 

Le misure messe in campo dal ministero per l'emergenza virus. Emergenza coronavirus: nell'eccezionalità del momento e dopo le rivolte dell'8 marzo scorso scoppiate in 27 carceri del paese, al sistema penitenziario italiano arriva un'iniezione di oltre 1.100 nuovi agenti della polizia penitenziaria.

Messi in campo dal ministro Bonafede, senza aver avuto neppure il tempo di terminare il proprio periodo di formazione, sono lo specchio di una situazione senza precedenti a cominciare dalle cinque circolari emesse in un mese dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia in tema di procedure sanitarie per i detenuti negli istituti, disposizioni per le traduzioni da e verso gli istituti e misure anti contagio per il personale di polizia penitenziaria.

In primo piano un'emergenza nell'emergenza, il carcere con i suoi 61.230 detenuti: oltre dodicimila in più a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 detenuti registrata dalle statistiche del ministero al 29 febbraio 2020. Un sovraffollamento ora reso ancor più pericoloso dal pericolo di diffusione del contagio da Covid-19.

Nel decreto legge n. 18 del 17 marzo scorso battezzato Cura Italia, le norme chiave per il nostro sistema penitenziario sono quattro e contenute negli articoli 83, 86, 123 e124. Il primo, l'articolo 83, comma 16, ha sospeso dal 9 marzo al 22 marzo scorso i colloqui negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni tre detenuti e familiari, da svolgersi a distanza con telefonate e videochiamate autorizzabili anche oltre i limiti di legge.

Prorogata, invece, al 31 maggio 2020,1a sospensione dei permessi premio da parte della magistratura di sorveglianza. L'articolo 86 destinato a "misure urgenti per il ripristino della funzionalità degli Istituti penitenziari e per la prevenzione della diffusione del Covid-19" autorizza invece la spesa di 20 milioni di euro nell'anno 2020 per la realizzazione di interventi urgenti di ristrutturazione e di rifunzionalizzazione delle strutture e degli impianti danneggiati e per l'attuazione delle misure di prevenzione per il contrasto e il contenimento del virus anche in carcere. E a determinare in concreto i casi di detenzione domiciliare, ci pensa l'articolo 123 in base al quale, fino al 30 giugno 2020, su istanza e previa esclusione di casi particolari, la pena non superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, si sconta presso l'abitazione del condannato o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza.

Tuttavia, per chi abbia una pena o un residuo inferiore a 18 mesi ma superiore ai 6, è prevista l'applicazione del braccialetto elettronico secondo un programma di disponibilità da definirsi dall'Amministrazione penitenziaria di concerto con il capo della polizia entro dieci giorni dall'entrata in vigore del decreto legge.

L'articolo 124 riguarda invece le persone detenute che sono in regime di semilibertà e prevede che siano loro concesse delle licenze fino al 30 giugno 2020 così da liberare spazi per le esigenze interne degli istituti. Nella corsa delle aziende del paese incentivate all'autoproduzione di mascherine chirurgiche, il 23 marzo scorso è partita anche quella dei presidi sanitari autoprodotti dalle sartorie interne alle carceri da Biella a Taranto, laboratori sartoriali riconvertiti per la fabbricazione di questi dispositivi.

Una produzione che una volta a regime, stima il Dap, potrebbe sfornare circa 10 mila pezzi al giorno. Per quanto riguarda i tamponi, si prevede invece che i detenuti già presenti in istituto, in caso di sintomatologia compatibile con il Covid-19, siano temporaneamente sistemati in isolamento dove saranno visitati dal medico e, se necessario, sottoposti a tampone.

Una nuova circolare Dap del 20 marzo scorso ha poi previsto la temporanea dispensa dal servizio in caso di esposizione al rischio di contagio per la polizia penitenziaria. E in caso di prescrizione del tampone da parte del medico su un detenuto da trasferirsi in altro istituto, prima della traduzione, si dovrà aspettare necessariamente l'esito negativo del tampone.

Quanto al triage a cui sottoporre detenuti e personale, al 18 marzo scorso, gli istituti dotati di una tensostruttura per il triage, sono risultati 120, il 63% dei 190 istituti del paese. Nei restanti istituti dove non è presente la tensostruttura, sono stati intanto individuati e resi funzionanti locali idonei allo svolgimento del triage.

Ma non finisce qui perché, in aggiunta ai mezzi già previsti, è prevista da parte di Tim la distribuzione di 1600 telefonini con altrettante sim-card ai provveditorati regionali e di lì agli istituti penitenziari territoriali così da ampliare la possibilità di chiamate e videochiamate dei detenuti ai familiari.

 

 

 

 

 

 

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