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Liguria. Quattrocento detenuti in più nelle celle, ma il nuovo carcere resta un miraggio PDF Stampa
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Il Secolo XIX, 30 marzo 2020


I progetti non sono mai decollati e le case circondariali della regione sono sempre in emergenza. I sei istituti di pena da Sanremo alla Spezia sono sovraffollati. Il segretario del Sappe: "La sicurezza è ad alto rischio".

Era il luglio 2013 e l'ex prefetto di Genova Anna Maria Cancellieri, divenuta nel frattempo ministro della Giustizia, parlò con l'allora presidente della Regione Claudio Burlando. La raccomandazione della Guardasigilli: riaprire il progetto di trasloco del carcere di Marassi fuori dal centro abitato di Genova e lontano dallo stadio Ferraris".

Lo rivelò lo stesso governatore: "Il ministro mi ha detto che è preoccupata per la situazione delle carceri italiane, in particolare per Marassi". Fu così, in quel momento, che riprese quota un vecchio progetto mai accantonato: una nuova struttura lontana dalla città, sulle alture tra i quartieri di Quezzi e di Bavari, al Forte dei Ratti.

Zona già ipotizzata anni prima e individuata via via come possibile soluzione di problemi differenti: si parlò anche di un impianto per bruciare i rifiuti ospedalieri. L'idea venne caldeggiata, con opportuni interventi sul territorio, anche dall'ex sindaco di Genova Marta Vincenzi. Si sa com'è finita.

La nuova casa di reclusione non è mai stata realizzata, il progetto è sprofondato nel libro dei sogni dove tante iniziative rimangono relegate e nel frattempo la Liguria ha perso un altro carcere. È il Sant'Agostino di Savona: il 28 dicembre 2015 un decreto firmato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando ne dispose la chiusura, per le condizioni fatiscenti, il degrado dell'edificio, le celle sovraffollate che non consentivano ai detenuti di espiare la pena in modo dignitoso. Anche in questo caso si sono ipotizzate via via nell'ultimo quinquennio ipotesi alternative: la stessa Savona, l'entroterra della Valbormida, Albenga.

Anche in questo caso non se n'è fatto nulla e l'appesantimento ha finito per gravare sulle altre strutture della Liguria. Così si arriva all'oggi. La situazione nella regione è quella descritta dai dati riportati nel grafico di questa pagina, che evidenzia le risapute condizioni di sovraffollamento e fa il punto sulla complicata situazione di eventi critici pressoché quotidiani.

È evidente che l'emergenza di questo periodo ha riacceso i riflettori sulle emergenze penitenziarie per due motivi. Il primo è il più evidente: le ripetute rivolte esplose nelle settimane passate con violenze, sangue e un allucinante bollettino di 14 morti. La seconda è un'esigenza strettamente correlata al coronavirus. Sta per terminare la disponibilità di celle riservate per chi, arrestato, dev'essere messo in quarantena prima di poter essere immesso tra la popolazione carceraria.

Così parte l'appello dei lavoratori: riaprire il Sant'Agostino di Savona almeno per questi casi, almeno con una quindicina di celle, prima che il sistema vada definitivamente in tilt. Problema, anche questo, emerso nell'epoca del virus, che si aggiunge a tutti gli altri compiti che gravano sugli agenti.

Spiega Michele Lorenzo, segretario regionale del sindaco Sappe: "La situazione penitenziaria italiana, di conseguenza si riversa su quella ligure, è risultata carente principalmente dal punto di vista della sicurezza. Le rivolte dell'8 e del 9 marzo sono il biglietto da visita di un sistema che è vulnerabile perché la polizia penitenziaria, negli anni, è stata svuotata dei suoi compiti che sono la sicurezza degli istituti". È il punto di vista dei lavoratori, che evidenziano le distorsioni.

Non mancano le proposte. Una su tutte: riqualificare partendo da concetti basilari come le dotazioni di strumenti moderni, tecnologici per arginare i veri fenomeni delinquenziali che arricchiscono il carcere.

Anche, semplicemente, l'elettrificazione dei cancelli: "Nessuno dice no a un carcere più moderno, dove sia realizzato il "servizio dinamico", ossia la possibilità di passare gran parte della giornata detentiva con le celle aperte e liberi di girare per i reparti.

Ma se poi a vigilare tutto c'è un solo agente con il mazzo di chiavi, è ovvio che sarà in mano a chi volesse creare disordini, cosi come è successo a Foggia". Conclusione: impossibile realizzare un carcere moderno senza adeguare i vecchi sistemi. Anche la Liguria, come i dati ben evidenziano, patisce queste difficili contraddizioni.

 

 

 

 

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