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Udine. La tragedia nel carcere e l'appello del Papa. Morire a 22 anni PDF Stampa
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di Franco Corleone


L'Espresso, 30 marzo 2020

 

Il 15 marzo un detenuto è morto nel carcere di Udine. La notizia è rimasta nascosta fino a ora, incredibilmente. Nessuna comunicazione dall'Amministrazione penitenziaria e dalla Procura della Repubblica. L'obbligo della trasparenza è disatteso in maniera assoluta. Un silenzio assordante circonda una tragedia che fa comprendere che cosa sia il carcere. Il giovane era uno dei tanti soggetti definiti "tossicodipendenti", in realtà persone con tante fragilità e che avrebbero bisogno di politiche sociali e non di repressione.

Non sappiamo ancora neppure il nome come per giorni è accaduto ai 13 morti del carcere di Modena. Corpi a perdere. La testimonianza che ha fatto conoscere la vicenda parla di una storia di detenzione difficile, di tanti episodi di autolesionismo, di somministrazione eccessiva di metadone, di subutex e di psicofarmaci. L'autopsia ci dirà qualcosa di più certo. Una storia identica a tante altre che accadono nelle patrie galere con una colpevole assuefazione. Maurizio Battistutta, garante dei detenuti aveva denunciato ossessivamente la ferita aperta del carcere di Udine e i suoi scritti sono eloquenti, di estrema attualità e raccolti nel volume Via Spalato.

In questi giorni, in piena crisi determinata dal Corona virus, la situazione delle carceri non spinge a un cambiamento profondo nelle scelte di politica criminale. La bomba è innescata ma nessuno che ha il potere e il dovere di agire, compie scelte coraggiose e responsabili. C'è chi, spudoratamente, paventa l'indulto e l'amnistia. Solo Papa Bergoglio mostra senso di umanità. La Costituzione ammonisce che la giustizia senza umanità è pura vendetta.

 

 

 

 

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