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Bologna. Nel carcere della Dozza predisposte 14 celle per l'isolamento degli infetti PDF Stampa
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di Antonio Ianniello*


Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2020

 

Le misure di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid 19 presso gli Istituti Penitenziari diramate dalla Direzione Generale Cura della Persona, Salute e Welfare della Regione Emilia-Romagna, anche raccomandando di promuovere attività di informazione nei confronti delle persone detenute per favorire l'esatta conoscenza dell'emergenza sanitaria, prevedono che, in caso di positività al tampone, si dovrà prevedere un isolamento sanitario all'interno dell'istituto in locale adeguato, provvisto di servizio igienico ad uso esclusivo, salvo necessità di ricovero ospedaliero della persona. Sono stati in questo senso predisposti 14 spazi dedicati nel locale istituto penitenziario.

Le linee guide dell'OMS per la prevenzione del contagio nei luoghi di restrizione evidenziano come nei luoghi di detenzione possa essere accentuata la vulnerabilità al contagio proprio per l'assenza strutturale di quel distanziamento sociale necessario, ferma restando la necessità di garantire gli stessi standard di assistenza sanitaria

previsti per la società esterna. Delicato è il profilo legato alla reazione psicologica delle persone detenute in caso di positività, risultando anche necessari, sempre secondo l'OMS, un sostegno psicologico e un'azione di corretta informazione sulla malattia, garantendo la continuità dei contatti con la famiglia.

Per quanto riguarda la gestione dei casi, ancora l'OMS raccomanda che le persone detenute vengano messe in quarantena per 14 giorni dall'ultima volta in cui sono state esposte a un paziente positivo al Covid 19, fornendo uno spazio in cui vi sia un adeguato ricambio d'aria e una disinfezione ordinaria dell'ambiente preferibilmente almeno una volta al giorno.

Si pone l'accento sull'adeguatezza della ventilazione nello spazio in cui vengono collocate le persone positive, risultando poi imprescindibile, in termini di numero e qualità, un'adeguata disponibilità di dispositivi di protezione individuale, e anche di prodotti per l'igiene personale e ambientale. E ancora si raccomanda la designazione di una squadra di operatori sanitari e personale penitenziario con il compito di occuparsi esclusivamente di casi sospetti o confermati per ridurre il rischio di trasmissione.

Calando nel locale contesto penitenziario, già segnato drammaticamente dai disordini delle settimane scorse, le premesse indicazioni, in questo tempo di emergenza sanitaria che ha reso ancora più ampia la distanza fra l'universo carcerario e la società esterna, emergono limpide, da un lato, in ragione delle condizioni strutturali dell'istituto, le evidenti difficoltà oggettive nell'attivazione delle procedure previste per garantire l'efficacia degli interventi di contenimento della diffusione del contagio; e dall'altro, l'enormità dello sforzo organizzativo e operativo al quale sono chiamati gli operatori sanitari e penitenziari, il cui numero già sta riducendosi per i contagi. Nel mezzo di questa emergenza sanitaria, se si vuole decisamente garantire l'efficacia degli interventi di contenimento della diffusione del contagio all'interno, anche in un'ottica di tutela della salute pubblica, non si può prescindere da un opportuno alleggerimento degli attuali numeri delle presenze in carcere, anche partendo dalle persone con pregresse patologie e anziane.

 

*Garante per i diritti delle Persone private della Libertà personale

 

 

 

 

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