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Napoli. Detenuti pronti a donare il sangue: "Ma non dimenticate Poggioreale" PDF Stampa
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di Giuliana Covella


Il Mattino, 30 marzo 2020

 

I detenuti di Poggioreale scendono in campo contro l'emergenza Coronavirus e scrivono a Mattarella: "Sig. Presidente - si legge nella lettera inviata tramite il garante dei detenuti di Napoli Pietro Ioia - vogliamo donare il sangue ai pazienti ricoverati negli ospedali di Napoli e Campania. Ma vogliamo anche tutele per la nostra salute: siamo senza mascherine in celle anguste e non sarebbe dignitoso morire come bestie.

Non vediamo più le nostre famiglie ai colloqui, non riceviamo più pacchi e sappiamo che è giusto, ma abbiamo paura e ci sentiamo ancora più isolati". Un appello per non dimenticare le condizioni di chi vive ai margini e in questo difficile momento, seppure dietro le sbarre, dimostra solidarietà e dignità umana. Questo il senso della lettera che i detenuti del carcere di Poggioreale hanno inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affidandola al loro garante comunale Pietro Ioia.

"Attualmente a Poggioreale siamo in 2mila, rispetto a una capienza di 1.600 - scrivono i carcerati. In una cella viviamo in 8-10 persone ed è giusto che scontiamo la nostra pena per i reati commessi, ma siamo terrorizzati all'idea di ammalarci e fare la fine di topi in trappola". Paure e preoccupazioni che i reclusi di tutti i padiglioni (incluso il "Sex offender" per i reati sessuali) hanno espresso a Ioia, che continua a effettuare visite in carcere nonostante le sue precarie condizioni di salute (un mese fa ha avuto un infarto): "Vado a Poggioreale tre volte a settimana - dice - con il nuovo direttore Carlo Berdini abbiamo instaurato un fattivo rapporto di collaborazione che mira al dialogo con i detenuti.

Molti temono il contagio e grazie all'associazione Fevoss Santa Toscana di Verona con il progetto "Cuci e cura" circa 800 detenuti, per lo più i lavoranti di sezione, quelli che fanno lo spesino o stanno in cucina e i nuovi aggiunti, avranno le mascherine. Ma - sottolinea Ioia - le istituzioni sono sorde di fronte alla tragedia di chi vive in una cella, non ha più colloqui né riceve pacchi dalla famiglia".

Nonostante ciò i carcerati hanno manifestato la volontà di rendersi utili per la collettività contro l'emergenza Covid. Firmatari sono i detenuti dei padiglioni Avellino (Alta sicurezza), che "vogliono donare sangue a tutti gli ospedali campani"; ma anche Roma, Milano e Firenze che "vogliono elargire donazioni in denaro per le strutture sanitarie che hanno reparti Covid"; o ancora il padiglione Napoli che "vuole confezionare in laboratorio mascherine per medici e infermieri in prima linea per salvare vite umane".

 

 

 

 

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