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Genova. "Nel carcere sospesi tutti i corsi e gli eventi" PDF Stampa
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di Marco Menduni


Il Secolo XIX, 30 marzo 2020

 

"Ora è tutto fermo e non poteva essere diversamente. C'è anche rammarico, perché il lavoro stava proseguendo bene e ormai veleggiavamo verso il debutto. Ma non si poteva fare diversamente: la tutela della salute è il bene primario da difendere, soprattutto dentro le mura di un carcere". Mirella Cannata è la presidente di una Onlus, Teatro Necessario.

Un progetto che dal 2005 ha portato l'esperienza della recitazione all'interno di una casa circondariale importante come quella di Marassi, a Genova. Nel 2016 nasce il Teatro dell'Arca, esempio unico in Europa di un teatro edificato nell'intercinta carceraria. È stata utilizzata un'area in disuso, alla quale dopo la riqualificazione possono accedere sia i detenuti che il pubblico. La struttura ospita duecento posti a sedere e il suo palcoscenico può accogliere spettacoli professionali.

 

Presidente, che cosa sta accadendo in questo momento di emergenza alla vostra attività in carcere?

"Abbiamo fermato tutto. Con grande attenzione agli eventi e alla sicurezza, ma anche con rammarico, lo ammetto, perché eravamo ormai in dirittura di arrivo per il debutto, ad aprile, al Teatro della Corte, del nuovo spettacolo".

 

Che cosa stavate provando in queste settimane, di che pièce di tratta?

"Il titolo è Profughi da tre soldi, ispirato a Brecht. Un argomento davvero attuale, visto che l'azione si svolge in una sgangherata struttura di accoglienza e molti tra gli attori sono stranieri. Loro sono i primi a rammaricarsi, ma hanno capito benissimo la situazione. Noi siamo ottimisti, siamo consapevoli che è assurdo parlare di aprile come di un mese praticabile, ma lo spettacolo è soltanto rinviato a quando sarà possibile rappresentarlo".

 

Queste attività in carcere hanno sicuramente un particolare valore equilibratore di tante tensioni latenti...

"È assolutamente così. Purtroppo sono ferme le prove e anche i corsi tenuti dai nostri artisti. Consapevole dell'importanza di queste attività, anche la direzione del carcere non era ostile al fatto che si potesse trovare il modo di andare avanti, anche parzialmente, in totale sicurezza".

 

Poi la decisione diversa...

"Sì, ci siamo parlati, abbiamo capito che bisognava guardare alla salute, tutelare soprattutto loro, i detenuti, in questo periodo non ci si può permettere nessuna sbavatura".

 

Ora bisogna guardare al futuro...

"Ripeto: siamo ottimisti, L'emergenza non può durare in eterno. Così noi siamo pronti a ripartire appena possibile, con tutti i nostri attori".

 

 

 

 

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