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Pozzuoli (Na). Fuori dal carcere la donna costretta a sfidare il virus PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 28 marzo 2020

 

La Sorveglianza consente a Claudia di scontare la pena a casa per assistere i figli malati. Pochi giorni fa la Procura si era opposta Il garante: "Che gioia quando i detenuti sono trattati come persone". Claudia potrà scontare ai domiciliari la sua condanna e prendersi cura quotidianamente dei suoi fi gli, piccoli e gravemente malati, senza dover fare la spola a giorni alterni tra il carcere di Pozzuoli e la sua casa di Maddaloni.

Claudia (il nome è di fantasia) è la giovane mamma, originaria del Casertano, accusata di aver fatto parte di una rete di spacciatori e perciò condannata in via definitiva a nove di reclusione nel 2018. La sua storia era diventata un caso, di cui Il Riformista si è occupato, quando il pm aveva proposto reclamo contro la possibilità della detenzione domiciliare sebbene Claudia - e, di conseguenza, le sue compagne di cella - fosse esposta al rischio di contrarre il Covid-19 entrando e uscendo dall'istituto di pena.

La scarcerazione, decisa ieri con provvedimento monocratico dal magistrato di Sorveglianza, ha dato una svolta alla storia della donna che ha finalmente ottenuto la detenzione domiciliare. Accolta la tesi dell'avvocato Andrea Scardamaglio che ha motivato la sua istanza in punta di diritto, facendo riferimento all'articolo 47 quinquies dell'ordinamento penitenziario, che riconosce alle madri detenute la possibilità di una detenzione domiciliare speciale per ripristinare la convivenza con i figli, e a una sentenza della Corte Costituzionale, che consente di superare certi limiti previsti dalla legge e di estendere il beneficio a tutte le madri detenute con fi gli affetti da grave disabilità a prescindere dalla pena già scontata in cella e ancora da scontare.

I due figli di Claudia, che hanno sette e sei anni, sono affetti da una grave forma di emofilia e le loro condizioni sono tali per cui un'emorragia, se non tamponata nell'immediato, può rivelarsi fatale. Di qui la necessità che la madre potesse stare accanto ai due piccoli, continuando a scontare la sua condanna a casa. Nelle ultime settimane, inoltre, la storia di Claudia era diventata un caso anche per via della pandemia da Covid-19: il provvedimento che le consentiva di uscire dal carcere tre giorni alla settimana per seguire le terapie dei bambini era apparso troppo rischioso in quanto avrebbe potuto esporre lei e chi le stava vicino al pericolo di contrarre il virus.

"Che bello trattare le persone detenute come persone - ha dichiarato il garante regionale per i detenuti Samuele Ciambriello, commentando la decisione del magistrato di Sorveglianza - Una scelta coraggiosa e coerente verso una diversamente libera che deve scontare ai domiciliari una pena lunga, in un clima di sofferenza e dolore per i figli e di responsabilità per lei".

 

 

 

 

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