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Skype è comunque una boccata di ossigeno, finalmente concessa anche a noi dell'Alta Sicurezza PDF Stampa
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di Gian Marco Avarello*


Ristretti Orizzonti, 26 marzo 2020

 

È triste dirlo, ma è stata la tragedia del coronavirus a far sì che venisse applicata la circolare sui colloqui Skype anche al circuito di Alta Sicurezza del carcere di Parma. Dicono che è in via sperimentale e per rimediare al problema dell'attuale epidemia, fino a quando non ritornerà tutto alla normalità, poi decideranno se lasciarlo o meno; dipenderà da come andrà l'esperimento con gli A.S.

Io ho già avuto la possibilità di effettuare un colloquio Skype con la famiglia; forse ancora l'unico in sezione perché avevo il numero corretto e quindi non hanno avuto nessuna difficoltà a farmi collegare; ma so che stanno lavorando per tutti e che, a giorni, anche gli altri compagni avranno la gioia di vedere i loro cari.

Non vedevo la mia famiglia (moglie e figlio) da oltre sette mesi e, quando si è acceso il collegamento, ci siamo emozionati tanto, anche perché eravamo tutti preoccupati per la nostra salute e, quindi, emotivamente provati. Purtroppo il collegamento era molto disturbato per causa dell'immagine e della voce dei miei cari a intermittenza; loro vedevano e sentivano me, ed io in modo discontinuo loro. Alla fine mi sono adattato all'inconveniente e ho cercato quantomeno di far gioire della mia immagine e di quanto avevo da dire, rassicurandoli.

Naturalmente spero che il prossimo colloquio avvenga con un abbraccio reale e non virtuale perché tutti noi abbiamo bisogno di cose vere, di toccare con mano. Ma poter usare Skype è stata comunque una boccata di ossigeno.

 

*Redazione Ristretti Parma

 

 

 

 

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