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Spero di non sentir più dire "facciamoli marcire in galera fino all'ultimo giorno" PDF Stampa
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di Giuliano Napoli*


Ristretti Orizzonti, 25 marzo 2020

 

Credo che sia davvero molto difficile questo periodo per la maggior parte delle persone che sono costrette a vivere in una sorta di detenzione domiciliare senza aver commesso alcun crimine, "isolamento sanitario" lo chiamano, ed io che prima di finire in carcere non ho mai accettato qualsiasi forma di restrizione della libertà posso solamente immaginare le difficoltà che tanti giovani sono, loro malgrado, costretti a sopportare, dalla continua convivenza forzata alle possibili discussioni e conflitti che si possono creare per la mancanza di spazio e di quella riservatezza che ogni persona cerca, chi più chi meno.

Io mi ricordo che molto tempo addietro, quando ero libero, fui costretto a vivere una sorta di situazione del genere, e le persone più grandi di me, all'epoca avevo solo 19 anni, mi dicevano: "Guarda sempre a chi sta peggio di te".

Ma in quel periodo io mi sentivo al centro del mondo, non c'era nessuno che poteva stare peggio di me, secondo il mio pensiero, quello che più era importante per me ero io e la mia libertà, i problemi degli altri non mi riguardavano, non mi sfioravano affatto. E così passai quei pochi mesi cercando di divertirmi, di giocare a qualsiasi cosa, calcio, carte, calcio balilla, pingpong e qualsiasi altro passatempo che trovavo, sono riuscito così a resistere a qualunque forma di esasperazione e quei tre mesi alla fine sono passati molto velocemente, dopodiché ho riconquistato la mia piena libertà dimenticando anche quel breve momento di angoscia e paura nel quale inizialmente ero sprofondato senza riuscire a trovare un appiglio per risollevarmi, se non quell'istinto infantile di cercare un gioco, un passatempo per non impazzire.

Certo oggi l'isolamento a cui siamo sottoposti un po' tutti è diverso da quello che ho vissuto io oltre dieci anni fa, questo isolamento serve a proteggere noi e gli altri da un nemico invisibile che nessuno si aspettava, nessuno aveva previsto e quindi si deve trovare la forza per resistere, la forza per rispettare le regole che ci impongono per il bene di tutti.

Se sentite il bisogno irrefrenabile di uscire lo potete contenere pensando a chi sta peggio di voi, vi riporto quel consiglio che era stato dato a me tanti anni fa, a cui però io non diedi tanta importanza. Ma oggi c'è un estremo bisogno di guardare e pensare a chi sta peggio di noi, perché sono anche loro quelli da proteggere, penso agli anziani, a medici e infermieri, anche alle forze dell'ordine, e a chi magari, anche se per colpa sua, si trova a scontare una pena in carcere e non ha la percezione di quello che accade fuori, ma sa più di chiunque altro quanto sia difficile accettare il "distacco sociale" del quale siamo un po' tutti più consapevoli, oggi che lo viviamo sulla nostra pelle.

Dopo tutto questo nulla sarà più come prima, lo ripetono in tanti ed io spero che nei nostri confronti non sarà più così diffuso il pensiero del "facciamoli marcire in galera fino all'ultimo giorno", una frase che dicono ancora oggi molti nostri rappresentati politici. Se "il grado di civiltà di un paese si valuta dalle condizioni delle sue carceri", credetemi che quello che oggi quasi tutti voi state vivendo è uguale a 1 su una scala di mille in base a quello che tutti i detenuti vivono quotidianamente, fatevi forza su questo, per tutti voi si tratta di un periodo limitatamente circoscritto all'emergenza, mentre in alcuni casi c'è chi questo dramma lo vive fino alla fine della vita... parola di ergastolano.

*Ergastolano

 

 

 

 

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