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Carceri: il premier che non esiste PDF Stampa
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di Gian Domenico Caiazza*


Il Riformista, 25 marzo 2020

 

L'intera comunità dei giuristi denuncia la grave insufficienza delle misure per prevenire l'epidemia e quando finalmente lui si decide a parlare, cosa dice? Nulla. Quello del nostro Presidente del Consiglio è un caso tra i più misteriosi della storia contemporanea.

Pensavamo che il mistero più inestricabile, ed in effetti ancora oggi privo di risposte, fosse già quello relativo alle ragioni per le quali un pressoché sconosciuto docente di diritto privato potesse essere diventato Presidente del Consiglio dei Ministri di uno dei primi dieci Paesi più industrializzati del mondo.

Ma oggi occorre cimentarsi su un quesito ancora più complesso: che dice? Intendo dire: quando parla, quando risponde (raramente) a qualche domanda, quando si produce in drammatici soliloqui su Facebook spacciati per conferenze stampa, cosa dice - esattamente - il nostro Professore? Prendete la storia delle carceri al tempo del coronavirus.

Da alcuni giorni l'intera comunità dei giuristi italiani denuncia la eclatante, irresponsabile insufficienza delle pseudo misure adottate nell'ultimo decreto per prevenire il rischio di epidemia nelle carceri (prevenire, non intervenire dopo che è esplosa). Abbiamo iniziato noi penalisti, proprio insieme al Riformista.

Dopo pochi giorni, ci hanno seguito il Coordinamento dei Magistrati di Sorveglianza italiani, Magistratura Indipendente, Magistratura Democratica e - finalmente ieri - A.N.M; l'Associazione degli Studiosi del Diritto Penale (centinaia di colleghi del Nostro), gli esponenti più autorevoli della maggioranza non grillina (Pd, Leu, Italia Viva); le associazioni di categoria della Polizia Penitenziaria; tutto il mondo del volontariato carcerario, e molti altri ancora.

I Presidenti dei Tribunali di Sorveglianza di Milano e Brescia, in particolare, hanno pronunciato parole di fuoco in un appello al Governo che solo degli irresponsabili potrebbero ostinarsi ad ignorare. Da cinque giorni, ogni giorno, mentre piovono notizie di contagiati nelle varie carceri, noi penalisti gli chiediamo di dire pubblicamente almeno quante scarcerazioni il Governo ha calcolato di ottenere con le misure adottate, e dove diavolo sarebbero quei braccialetti elettronici che si pretenderebbe di imporre per la concessione della detenzione domiciliare.

Niente. Lui, nemmeno un plissè. Poi il Presidente Mattarella, con toni paludati ma inequivoci, gli tira la giacchetta di media sartoria, e finalmente il Nostro si decide a dire qualcosa, prendendo spunto, secondo l'accurata regia granfratellesca della sua comunicazione, da una colletta di alcuni detenuti. Va beh, meglio di niente.

Ma che ha detto? Ecco il punto. Nulla. Ma nulla non per modo di dire, proprio nulla. È un non dire dicendo, un parlare senza articolare pensiero che ha un solo, leggendario esempio degnamente paragonabile. Egli è la versione istruita di "Chauncey il Giardiniere" - come ha raccontato su questo giornale Paolo Guzzanti - formidabile (ed oggi dobbiamo dire: profetica) metafora antropologica consacrata nella leggendaria interpretazione di Peter Sellers in "Oltre il Giardino".

Un uomo che non sapendo nulla delle cose che gli venivano chieste, e rispondendo senza dire nulla, affascinava a tal punto i suoi stupefatti interlocutori da arrivare ad un passo dalla Presidenza degli Stati Uniti d'America. Leggo: "Vi ringrazio per il senso civico con il quale avete espresso il vostro pensiero" "Accolgo e non sottovaluto" la vostra richiesta di aiuto (capito? "accolgo e non sottovaluto"); "il Governo e le istituzioni del Paese stanno profondendo gli sforzi necessari per tutelare, in piena emergenza Coronavirus, la salute di chi lavora e di chi vive" nel carcere; "abbiamo fatto distribuire e continueremo a far distribuire dispositivi di protezione individuale.

Il più possibile" "abbiamo fatto montare, davanti agli istituti, le tende per il triage per poter svolgere accertamenti sui detenuti in ingresso e tenere così il virus fuori".

Roba da non credere ai propri occhi. In Iran sono stati scarcerati con provvedimento di indulto 40mila detenuti; la Turchia ne vuole scarcerare centomila; Trump forse ancora di più. Lui, imperturbabile, "accoglie e non sottovaluta" la richiesta di aiuto, distribuendo (forse) mascherine in carceri dove stanno in nove in celle da quattro e montando tende "per tenere il virus fuori". Esilarante, se non stessimo parlando di tragedie. Io, questo è certo, preferisco Peter Sellers.

 

*Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane

 

 

 

 

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