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Yemen, cinque anni di guerra. Colera, Covid-19 e bombe: un Paese sempre più fragile PDF Stampa
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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 25 marzo 2020

 

Con la stagione delle piogge si temono nuovi contagi. L'allerta dell'inviato Onu: se arriva il coronavirus qui sarà una tempesta perfetta. Lo stallo delle trattative e l'attendismo saudita. Un'epidemia già in corso e una pandemia che rischia di indebolire ulteriormente il Paese più povero del mondo arabo mentre non si fermano i bombardamenti che da cinque anni colpiscono la popolazione e che hanno fatto fin qui 100 mila vittime. È la fotografia drammatica dello Yemen che entra oggi nel suo sesto anno di conflitto e che, sebbene non abbia ancora registrato alcun caso di Coronavirus, è più esposto di altri alla crisi sanitaria globale data la mancanza di strutture sanitarie.

L'arrivo della stagione delle piogge rischia di provocare, nelle prossime settimane, un nuovo esponenziale picco di colera in Yemen. Da inizio anno sono più di 56 mila le persone contagiate, e oltre 2,2 milioni dal 2017. Nel 2019, si era già registrato il secondo più alto aumento di contagi dallo scoppio dell'epidemia: oltre 860 mila casi sospetti, con oltre mille vittime, poco meno del milione registrato nel 2017.

"Mentre il sistema sanitario è ormai al collasso, con solo la metà delle strutture in funzione in tutto il paese a causa dei bombardamenti e degli scontri degli ultimi anni, il numero di contagi potrebbe aumentare con l'arrivo della stagione delle piogge in aprile", spiega Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia. Dopo aver registrato nel 2017 il più alto numero di casi di colera, il nord dello Yemen, rimane la zona a maggior rischio per la quasi totale mancanza di fonti d'acqua pulita, soprattutto nei cinque governatorati di Sana'a, Hajjah, Houdeida, Taiz e Dhamar. Un'epidemia che quindi dall'aprile del 2017 - quando sfuggì subito dal controllo contagiando 360 mila persone nei primi tre mesi - continua a dilagare nel Paese con il numero di casi che sono tornati a salire l'anno scorso, dopo una leggera flessione nel 2018.

"La popolazione dello Yemen ancora una volta deve affrontare una prova durissima, nella quasi totale indifferenza del resto del mondo. - continua Pezzati - La mancanza di acqua e cibo espone la popolazione, soprattutto le comunità più povere e vulnerabili, ad epidemie come questa. 10 milioni di persone sono sull'orlo della carestia, più di 17 non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico sanitari". La proiezione di Oxfam è che potrebbero esserci poco più di 1 milione di casi nel 2020. Inoltre negli ultimi 5 anni si sono verificati, secondo i dati dell'Oms e dei suoi partner, oltre 142 attacchi su ospedali e strutture sanitarie.

Secondo Save the Children il colera colpisce in particolare modo i bambini: la Ong ha reso noto che più di 190 bambini sono morti di colera dall'inizio dell'anno e che 9 milioni di minori sono senza accesso all'acqua potabile. Tra loro la storia del piccolo Khalid, un neonato di soli 70 giorni nato nel governatorato di Hadramawt, territorio isolato dal resto del paese a causa dell'assenza di collegamenti stradali, un accesso reso quasi impraticabile anche alle organizzazioni umanitarie. Khalid è malnutrito, il tempo è un orologio che batte sulla sua vita in pericolo. Con delle cliniche mobili, la Ong Intersos è riuscito a raggiungere Khalid, visitarlo, e avviare le cure necessarie per farlo tornare in salute.

"Il conflitto in Yemen entra nel suo sesto anno e una soluzione in grado di alleviare le sofferenze della popolazione appare ancora lontana - sottolinea Kostas Moschochoritis, segretario Generale di Intersos - Milioni di yemeniti sono più affamati, più malati e versano in condizioni peggiori di un anno fa. Per molti, l'aiuto umanitario rappresenta l'unica ancora di salvezza.

In questo momento circa 900 operatori di Intersos, yemeniti e internazionali, sono in prima linea per portare aiuto ai più vulnerabili. Quella per salvare vite umane è spesso una corsa contro il tempo. Per questo, nel quinto anniversario della guerra, vogliamo lanciare un appello chiaro: non abbassiamo l'attenzione su quanto sta avvenendo, la guerra non resta a casa, e l'azione umanitaria non si ferma, anzi, va sostenuta e intensificata".

Per quanto riguarda la pandemia di Coronavirus, fin qui lo Yemen non ha fatto registrare ufficialmente nessun caso. Tuttavia è chiaro come l'assenza di casi positivi possa ricondursi alla totale assenza di controlli e di strutture dove poter effettuare i tamponi. "Se questo virus dovesse arrivare in Yemen sarebbe una tempesta perfetta", ha dichiarato il rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Altaf Musani. Musani ha anche spiegato come attualmente lo Yemen abbia una capacità di test pari a 200 tamponi.

Per fare fronte all'emergenza lunedì scorso le autorità Houthi che controllano il nord del Paese hanno dichiarato di aver chiuso i confini terrestri con parti dello Yemen controllate dal governo per due settimane tranne che per il traffico merci. La scorsa settimana hanno poi fermato i voli delle Nazioni Unite dall'atterraggio all'aeroporto di Sana'a, gli unici aerei autorizzati dalla coalizione a guida saudita, che controlla lo spazio aereo.

Sia gli Houthi che il governo sostenuto a livello internazionale hanno spinto i viaggiatori all'auto-quarantena. Il governo di Aden ha anche ordinato la chiusura delle scuole. Ma non basta. "In un momento in cui il mondo sta affrontando una pandemia, l'attenzione delle parti in conflitto deve cambiare" e spostarsi dal conflitto verso la tutela della sicurezza sanitaria, ha tuonato l'inviato speciale dell'Onu nel paese, Martin Griffiths. "I pericoli dovuti al #Covid19 rendono ancora più urgente il rilascio di tutti i prigionieri di guerra - ha aggiunto - Le parti devono consentire alle persone di tornare a casa in sicurezza".

 

 

 

 

 

 

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