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Figli con handicap, carcere ko. Spetta alla madre la detenzione domiciliare speciale PDF Stampa
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di Ilaria Li Vigni


Italia Oggi, 23 marzo 2020

 

La Consulta ha dichiarato illegittimo l'art. 47-quinquies dell'ordinamento penitenziario. È illegittimo l'art. 47-quinquies dell'ordinamento penitenziario nella parte in cui nega il beneficio alla condannata, madre di figlio affetto da grave handicap: lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 18/2020.

La Consulta ha, così, finalmente posto fine ad una importante limitazione dell'ordinamento penitenziario, foriera di ingiuste conseguenze nei confronti dei figli di condannate detenute per reati ostativi, affetti da patologie invalidanti. Ha, infatti, con essa dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione normativa che disciplina la detenzione domiciliare speciale, nella parte in cui non prevede che questa possa essere concessa anche alle madri di figli affetti da handicap grave legalmente accertato.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla Corte di cassazione, in relazione al ricorso proposto da una detenuta - condannata per reati di associazione mafiosa, estorsione continuata e ricettazione, con fine pena novembre 2024 - avverso il rigetto dell'istanza di detenzione domiciliare speciale, proposta in funzione della cura e dell'assistenza a una figlia di età superiore ai 10 anni affetta da grave disabilità (paralisi cerebrale compromettente la deambulazione).

L'art. 47-quinquies, comma 1, o.p. impedisce l'accesso delle madri detenute alla misura alternativa della detenzione domiciliare speciale quando il figlio, alla data dell'istanza, abbia superato il decimo anno di età. Tale disposizione non considera la condizione del figlio gravemente invalido, la cui salute psico-fisica, indipendentemente dall'età, è suscettibile di essere pregiudicata dall'assenza del genitore, detenuto in carcere, non essendo indifferente, per il disabile grave, che le cure e l'assistenza siano prestate da persone diverse dal genitore stesso.

La Corte di Cassazione ha, pertanto, censurato la normativa, ritenuta in contrasto con gli articoli 3 (principio di uguaglianza formale e sostanziale) e 31 (tutela della famiglia) della Costituzione. La Consulta ha, di fatto, concordato con tali doglianze.

Preliminarmente, ha evidenziato come la finalità della detenzione domiciliare speciale sia quella di ampliare la possibilità, per le madri condannate, di scontare la pena detentiva con modalità esecutive extracarcerarie, oltre i casi di concessione della detenzione ordinaria (pena non superiore a 4 anni) per meglio tutelare il rapporto con i figli di età inferiore ai dieci anni.

Ciò premesso, ha evidenziato come il limite dell'età dei figli sussistesse in origine anche per la detenzione domiciliare ordinaria, di cui all'art. 47-ter o.p. e come la Corte avesse, con sentenza n. 350/2003, inciso su tale disposizione, estendendo la possibilità di concedere la detenzione domiciliare ordinaria nei confronti della madre condannata, convivente con un figlio portatore di disabilità totalmente invalidante, anche se di età superiore ai dieci anni.

Poiché entrambe le misure (detenzione domiciliare ordinaria e speciale) oltre che alla rieducazione del condannato, sono primariamente indirizzate a consentire la tutela di un soggetto debole, peraltro estraneo alle vicende che hanno portato alla condanna, la Corte ha dedotto, in conseguenza, l'illegittimità costituzionale della preclusione della detenzione domiciliare speciale per le madri con figli di età superiore ai dieci anni, ma affetti da disabilità totalmente invalidante e come tali aventi un perdurante bisogno di cura e di assistenza.

Ha, quindi, concluso che il limite di età dei dieci anni previsto dall'art. 47-quinquies, comma 1, o.p., contrasta con i principi costituzionali di cui all'art. 3, primo e secondo comma, Cost., e all'art. 31, secondo comma, Cost., che prevede la tutela del legame tra madre e figlio, il quale legame non può considerarsi esaurito dopo le prime fasi di vita del bambino.

Tali principi esigono che una misura alternativa alla detenzione, quale quella prevista dall'art. 47-quinquies, debba estendersi all'ipotesi del figlio portatore di disabilità grave accertata ai sensi dell'art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992, poiché tale soggetto si trova sempre in condizioni di particolare vulnerabilità fisica e psichica, indipendentemente dall'età.

 

 

 

 

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