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Napoli. Carceri e virus, durissima invettiva del cappellano di Poggioreale PDF Stampa
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di Luigi Nicolosi


stylo24.it, 23 marzo 2020

 

"Le sbarre non fermeranno i contagi, bisogna sfollare i penitenziari. Ma cosa state aspettando? Non c'è più tempo". Inizia così la durissima invettiva di don Franco Esposito, cappellano della Casa circondariale di Poggioreale, affidata ai propri canali social e diretta alle autorità preposte alla gestione dell'emergenza epidemiologica che ormai da settimane sta tenendo sotto scacco l'intero Paese.

Il rischio, neanche a dirlo, è che le carceri italiani e, ovviamente anche quelle napoletana, si trasformino in una vera e propria bomba a orologeria. Nel tratteggiare il quadro don Franco ricorre a parole infuocate, dalle quali tracima un forte senso di frustrazione per il modo in cui è stata gestita questa fase: "Come è possibile - si interroga il religioso - che nella situazione drammatica che stiamo vivendo ancora non si prende coscienza del pericolo grave che i detenuti stanno correndo nelle carceri? E del pericolo che un contagio nelle carceri può diventare per l'intera collettività?

Ci impegniamo a stare a casa, a mantenere la distanza di sicurezza e si lasciano ancora ammassate le persone nelle celle, nei corridoi, nei passeggi". Sul punto, don Franco Esposito non sembra avere alcun dubbio e, del resto, come dargli torto: "I carcerati - avverte - non sono immuni dal virus perché stanno rinchiusi. Sono mille i modi attraverso i quali il virus può entrare nelle carceri e certo non lo fermeranno le sbarre o la polizia. Si crede che quando ci sarà il contagiato, come già avvenuto in qualche carcere, o il morto, gli altri detenuti staranno tutti buoni ad aspettare il loro turno? Di chi sarà la colpa? Di qualche poliziotto imprudente? Di qualche medico o infermiere che non ha preso le precauzioni dovute?

Oppure di un cappellano che ha confessato qualche detenuto troppo vicino? Si perché dovrà esserci qualcuno a cui addossare la colpa". Un quadro a dir poco allarmante, dal quale non sfugge certo il penitenziario di Poggioreale e la casa di reclusione di Secondigliano, con la prima in particolare ancora pesantemente gravata dal nodo del sovraffollamento.

Ancora oggi, infatti, sono circa 2mila i ristretti nell'istituto "Giuseppe Salvia", a fronte di una capacità regolamentare di circa 1.600 unità: "Garanti dei detenuti svegliatevi, politici non siate ciechi. Si è capito che questo virus può essere sconfitto prevenendo più che curando. Bisogna sfollare le carceri, trovate il modo ma fatelo e presto, non c'è più tempo", è l'amarissima conclusione di don Franco Esposito.

 

 

 

 

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