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La bomba sociale di chi non ha più il lavoro nero PDF Stampa
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di Raffaele Cantone


Il Mattino, 23 marzo 2020

 

Guardare al futuro (e a volte anche al passato) è un ottimo sistema per esorcizzare gli incubi del presente. A me sta capitando spesso in questi giorni di pensare al momento in cui, ad esempio, la parola "curva" riprenderà ad indicare un tratto di strada non rettilineo, piuttosto che un'unità di misura di contagi e decessi.

O a quando accenderemo la tv non per ascoltare il bollettino di guerra della protezione civile ma per attendere le partite di calcio e i riflessi sul fanta-calcio o, ancora, a quando le star della medicina torneranno ad essere dietologi e chirurghi estetici ed i virologi continueranno, invece, ad esporre le loro teorie, non sempre coincidenti, nelle più felpate riunioni delle società scientifiche.

Ma guardare al futuro è anche una cosa molto più seria, dovrebbe essere l'occupazione principale di chi guida la cosa pubblica, di chi si occupa, cioè, di politica, con la P maiuscola. E dovrebbe significare soprattutto programmare, una parola nel nostro Paese ripetuta con lo stesso ritmo con cui viene in concreto ignorata, mi verrebbe da dire come altre due parola mantra, legalità e semplificazione.

Programmare non è scienza da maghi, ma è disegnare scenari probabili, in relazione alle esperienze del passato e alla conoscenza dei fenomeni sociali e di conseguenza individuare strategie. E questa attività andrebbe fatta, prudentemente e diligentemente, prima, non certo attendendo il verificarsi delle ipotesi e gestendole, poi, sull'onda di una nuova emergenza. Gli scenari cui penso riguardano, per mia deformazione mentale, la criminalità e l'ordine pubblico, variabili notoriamente dipendenti dall'andamento dell'economia.

Nel futuro, che tutti ci auguriamo essere il più prossimo possibile, tutti gli analisti preconizzano un sicuro impoverimento sociale ed una crisi (si spera passeggera) delle attività imprenditoriali, soprattutto piccole. La crisi inevitabilmente morderà ancor di più in realtà socialmente difficili, in cui i pur costosi ammortizzatori sociali, meritoriamente messi in cantiere, incideranno poco.

Mi riferisco a quelle realtà che vivono border line, con attività al nero, o di indotti più o meno criminali, che tutti conosciamo (interi quartieri, ad esempio, di Napoli e provincia e di altre città soprattutto meridionali) e che facciamo finta di non vedere. Cosa accadrà quando tutto quel mondo avrà ancora più difficoltà di prima a mettere un piatto a tavola, a volte per famiglie anche numerose? Il rischio è una bomba sociale che si inserirà in un contesto che, per quanto attiene l'ordine pubblico, è per altri aspetti già in una fase critica.

La magistratura sarà ancor di più in affanno; dovrà recuperare arretrati significativi (l'emissione di quante misure cautelari è stata di fatto rinviata?) e anche gestire il carico di una marea di denunce, più o meno fondate, per le violazioni di questi giorni. La situazione carceraria che erediteremo sarà (a essere buoni) problematica ed è il simbolo per eccellenza della mancata programmazione; se si fanno politiche securitarie non ci si deve preoccupare prima di dove sistemare le persone incarcerate?

E se la sicurezza delle case circondariali è quella che abbiamo visto nei giorni passati, quando all'unisono, senza accordi, in poche ore i detenuti si sono appropriati dei penitenziari, c'è da stare non molto tranquilli. Le forze dell'ordine, d'altro canto, pagheranno le conseguenze inevitabili del sovraccarico di impegni di questi giorni e della necessità di considerare prioritario il controllo minuto delle strade, piuttosto che monitorare i movimenti criminali.

In questo scenario è purtroppo possibile un aumento della criminalità comune, di tipo predatorio; un pericolo non solo italiano, tipico delle fasi di emergenza, che gli americani, abituati culturalmente all'auto - programmazione e soprattutto all'autodifesa hanno pensato di risolvere facendo la fila oltre che ai supermercati alle armerie. E a questo rischio si accompagna un altro non meno grave e cioè che questa eventuale massa di disperati possa diventare nuova manovalanza delle mafie. A proposito di queste ultime, in questo periodo certamente i loro affari si sono contratti; spaccio di droga, estorsioni, rapine, prostituzione sono in calo.

Ma le mafie restano un deposito di liquidità, pronto ad essere immesso in un mercato che avrà fame di denaro per ripartire, con il pericolo di un inquinamento (ulteriore) dell'economia legale. Un possibile futuro, quello descritto, che preoccupa, anche se mi tranquillizza un pensiero da ottimista per natura; se a queste conclusioni sono arrivato io, che sono chiuso in casa a lavorare in smart working, è evidente che ad esse ed in molto più raffinato siano giunti analisti e programmatori più competenti e soprattutto con la possibilità di individuare da subito le contromisure adatte.

 

 

 

 

 

 

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