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Aosta. L'educatore: "Intensificati i colloqui via Skype. Detenuti civili e comprensivi" PDF Stampa
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di Sandra Lucchini


voxpublica.it, 21 marzo 2020

 

"L'abolizione dei colloqui con i famigliari, decretata dal governo Conte, non ha esasperato la quotidianità dei detenuti. La sostituzione via Skype li ha rasserenati". Giuseppe Porta, funzionario giuridico-pedagogico della Casa Circondariale, di Brissogne, riferisce la situazione di assoluta normalità all'interno dell'istituto penitenziario regionale. "La vita degli ospiti scorre come sempre - assicura. Abbiamo previsto un aumento dei colloqui con l'obiettivo di rasserenarli dopo l'annuncio della sospensione degli incontri con le famiglie".

L'educatore puntualizza una realtà penalizzante, di non facile soluzione: "Si è creata una spaccatura fra detenuti italiani ed europei con famiglia in Italia e detenuti extracomunitari a cui è preclusa ogni forma di contatto con i parenti. Situazione angosciante per molte di queste persone". Sottolinea: "Già in precedenza l'impossibilità di colloquiare con la famiglia era determinata dall'assenza di documenti per molti validi. Nessun clandestino ha accesso al carcere". Questo scoglio può essere superato nei casi in cui le famiglie hanno la possibilità di produrre alla direzione del carcere un contratto di telefonia fissa corredato delle generalità del detenuto per permettergli la comunicazione.

L'impegno della Polizia Penitenziaria, degli operatori sociali e del direttore ha scongiurato le insurrezioni accadute in molti altri penitenziari italiani. Il sovraffollamento di 240 detenuti a fronte di una capienza massima di 180, non ha scatenato ribellioni. I numeri, tuttavia, sono molto variabili. L'applicazione della normativa di 'svuotamento carceri' "penalizzerebbe gli stranieri - fa notare Giuseppe Porta -. I detenuti di Stati africani non avrebbero alcuna detenzione alternativa".

Quali sono le domande più frequenti della popolazione carceraria? "L'applicazione dei benefici di legge, con liberazione anticipata, in primis - risponde l'educatore. È possibile ottenerla se il detenuto dimostra un comportamento ineccepibile per almeno sei mesi. Se, poi, qualcuno, ha già un lavoro esterno, può sperare nella semilibertà".

La seconda richiesta, altrettanto frequente, è riferita all'articolo 21. Ovvero, l'opportunità di lavorare al di là delle mura. "È indispensabile, in questo caso, la compiacenza di un datore di lavoro. Il detenuto rientra in carcere dopo la giornata lavorativa". Il lavoro, vera àncora di salvezza per chi vive le giornate senza tempo dei penitenziari. Per tutti coloro che ambiscono al riscatto sociale, famigliare, lavorativo, affettivo.

E, quindi, un'occupazione, anche all'interno del carcere, rappresenta uno spazio vitale di notevole spessore per un dignitoso recupero esistenziale.

"È possibile, ma non nei settori dove sono richieste presenze fisse, con competenza consolidata. In altri ambiti, al contrario, vige la rotazione trimestrale", specifica Giuseppe Porta, con 34 anni di attività nell'istituto penitenziario, di Brissogne.

Tre decenni di esperienza lavorativa scandita da realtà emblematiche: "Ho vissuto il passaggio storico dell'agente di custodia, i famosi secondini, alla Polizia Penitenziaria. Ho accolto la nuova classe dirigente e, soprattutto, ho assistito al progressivo e notevole cambiamento del mondo dietro le sbarre, con l'arrivo, negli Anni Ottanta, di un numero consistente di detenuti stranieri ed extracomunitari", i ricordi di Giuseppe Porta.

 

 

 

 

 

 

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