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Sulmona (Aq). Mascherine in produzione al carcere. I detenuti: "Noi in cella, voi a casa" PDF Stampa
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ilgerme.it, 21 marzo 2020


"Noi restiamo in cella ma voi restate a casa. Tutto andrà bene". E se lo dicono loro che alla reclusione sono allenati, c'è da credergli. Così, con l'esposizione di diversi cartelli, i detenuti del carcere di Sulmona oggi hanno voluto improvvisare un flash mob nelle stanze della socialità: un modo per far sentire la loro vicinanza e il loro coinvolgimento alla battaglia che tutti in questo momento stanno combattendo contro il Coronavirus. E un messaggio, anche, a chi fino a ieri ha continuato a camminare davanti al carcere di via Lamaccio per una passeggiata che ora il Comune è stato costretto a vietare per evitare il diffondersi del virus. L'impegno degli ospiti di via Lamaccio, però, non si limita ai cartelli, ma da qualche giorno ventidue di loro, sotto la direzione del tecnico di sartoria Maria Impedovo, stanno realizzando mascherine protettive.

Non si tratta di prodotti certificati, ma di mascherine di cotone con intercapedine nelle quali è possibile poi inserire un ulteriore filtro di protezione (che sia carta forno o assorbenti). Se i controlli necessari dovessero passare l'esame, per quanto privi di filtri, i detenuti del carcere saranno in grado di produrne duecento esemplari al giorno che, spiegano dalla direzione della casa di reclusione, saranno utilizzati per il consumo interno, ma anche al servizio della comunità. "Abbiamo avviato anche un progetto per la produzione di mascherine certificate - spiega il direttore Sergio Romice - e ci auguriamo che in futuro la nostra sartoria possa essere riconvertita a questa utile produzione".

 

 

 

 

 

 

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