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Dodici i morti, altre rivolte dei detenuti. Ma c'è un piano per liberarne 5mila PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 11 marzo 2020

 

Le rivolte nelle prigioni rientrano, rimangono solo dei focolai, ma resta il bilancio pesante di 12 morti per overdose, 19 detenuti foggiani in fuga, e il sospetto, su cui già indaga la magistratura, che ci sia stata una regia criminale nell'improvvisa bufera che ha travolto 27 penitenziari.

Con un bilancio economico pesantissimo, 35 milioni di euro di danni, 600 posti letto distrutti, 150mila euro di psicofarmaci rubati. Proprio quelli poi che hanno causato le morti, 9 a Modena e 3 a Rieti. Paura da Coronavirus, reazione ai colloqui con i familiari negati fino al 22 marzo, esasperazione da sovraffollamento, oppure un tam tam criminale che ha infiammato le carceri? Per ora le procure di Milano e Trani indagano, ma altre se ne aggiungeranno perché le polizie stanno raccogliendo le prove di un'eventuale direzione esterna.

A cui non crede il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma: "E un'ipotesi che non mi convince affatto. Esiste un sovraffollamento inaccettabile da cui si è partiti. Che poi, nelle singole carceri, ci possa essere stata un'infiltrazione, può anche essere, ma non ignoriamo i problemi veri". Un altro dato è importante: i nomi delle tre mafie che contano si sarebbero tenuti lontano dalle rivolte (come a Rebibbia, Viterbo, Frosinone).

Tant'è: ora restano i 500 detenuti trasferiti dal penitenziario di Modena, tutti quelli reclusi lì. E ancora 700 sui 2mila di Poggioreale destinati altrove. Mentre gli ultimi focolai di rivolta ieri sono andati spegnendosi, a Venezia, a Bologna, a Caltanissetta, Chieti e Larino, e al Pagliarelli di Palermo. Sono solo le prime cifre pesanti che oggi, alle 9.30 al Senato e alle 14.30 alla Camera, illustrerà il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Che ieri ha riunito la task force anti-rivolte. Nonostante il tam tam del centrodestra, che chiede la testa del direttore del Dap Francesco Basentini e pretende, con Salvini, un super commissario, in via Arenula non si raccolgono conferme. "Ora è il momento di gestire il dopo rivolta" è la replica secca dei vertici del ministero. Bonafede ripeterà che "la violenza non porta a nessun risultato", garantirà misure per assicurare la salute di chi vive dentro carceri. Non prometterà misure svuota carceri. Ma una strategia della maggioranza già esiste.

Si chiama "liberazione anticipata speciale", potrebbe garantire l'uscita di 4-5mila detenuti, sui 6lmila attuali, la metà dei 10mila in eccesso rispetto alla capienza standard. Calcoli già fatti in via Arenula. Niente a che vedere con le chimere di un indulto o di un'amnistia buttati lì - "irresponsabilmente" dicono fonti del governo - dalle associazioni degli avvocati.

Questa, fortemente voluta dal Pd, sarebbe la stessa strada seguita dall'allora Guardasigilli Andrea Orlando per affrontare la maxi multa da cento milioni di euro comminata dalla Cedu di Strasburgo dopo la sentenza Torreggiani per via dei soli 3 metri a detenuto. Due misure, l'uscita anticipata dal carcere per chi deve scontare gli ultimi tre mesi, previo via libera del giudice di sorveglianza. Poi i domiciliari per chi è già in semilibertà, sempre con l'ok del giudice.

Con un emendamento parlamentare potrebbero già entrare nella conversione del decreto sulle carceri che ha scatenato la protesta. In questa direzione vanno i desiderata dei magistrati, tant'è che ieri Giovanna Di Rosa, la presidente del tribunale di sorveglianza di Milano - dopo un incontro con Alberto Nobili, il pm che è salito sul tetto di San Vittore per incontrare i detenuti, che li ha rivisti ieri e ha aperto l'indagine sulla rivolta - ha dichiarato che l'obiettivo è "potenziare le misure".

 

 

 

 

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