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Via Arenula: sì ai processi in videoconferenza PDF Stampa
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di Giulia Merlo


Il Dubbio, 11 marzo 2020

 

Dal ministero della giustizia nuove misure attuative del "decreto tribunali". Disagi, incertezza e paure, pur nella consapevolezza che rispettare le norme approvate dal governo sia l'unico comportamento possibile. Così gli avvocati italiani stanno provando, giorno per giorno, a gestire la loro attività professionale: il decreto legge 11/2020 che ha disposto il rinvio d'ufficio delle udienze e la sospensione dei termini ha fornito le prime indicazioni omogenee su tutto il territorio nazionale e il Consiglio Nazionale Forense è in contatto costante col Ministero della Giustizia.

Intanto, il Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria presso il Ministero della Giustizia ha emanato un provvedimento che individua "collegamenti da remoto per lo svolgimento delle udienze civili e delle udienze penali".

Nel settore civile, stabilisce che "le udienze civili possono svolgersi mediante collegamenti da remoto organizzati dal giudice utilizzando i seguenti programmi attualmente a disposizione dell'Amministrazione: Skype for Business e Teams". Collegamenti che dovranno avvenire su dispositivi dell'ufficio oppure su quelli personali dei giudici.

Nel settore penale, invece, le udienze "si svolgono, ove possibile, usando strumenti di videoconferenza già a disposizione degli uffici giudiziari e degli istituti penitenziari". In alternativa, possono venire usate le stesse piattaforme online previste per il civile, "laddove non sia necessario garantire la fonia riservata tra la persona detenuta, internata o in stato di custodia cautelare ed il suo difensore e qualora il numero degli imputati consenta la reciproca visibilità".

Sul fronte dell'avvocatura, "Il Cnf stesso assumerà tutti i provvedimenti utili e necessari di propria competenza idonei a evitare che le misure di prevenzione assunte dal Governo possano incidere negativamente su alcune situazioni soggettive, quali: la compiuta pratica, la formazione continua, l'iscrizione/permanenza in albi, elenchi e registri, e comunque su tutte le altre situazioni assimilabili e che renderanno opportuno un intervento", ha scritto agli Ordini e alle Unioni forensi il presidente Andrea Mascherin. Il Cnf ha anticipato come ci saranno presto nuovi sviluppi normativi, perché la situazione richiede "continui interventi di aggiornamento da parte del Governo e del Parlamento, anche in materia di giustizia". In particolare, Mascherin ha sottolineato come continuerà, in stretta collaborazione con le altre rappresentanze dell'avvocatura, a sollecitare interventi a tutti i ministeri competenti "in particolare di natura economica".

Anche l'Organismo Congressuale Forense continua a monitorare la situazione e ieri ha inviato al Guardasigilli Alfonso Bonafede una richiesta urgente di emissione di norme interpretative e di coordinamento del dl 11/ 20 con il dpcm che ha introdotto le nuove misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale. "Di particolare rilievo è l'assunzione di un provvedimento normativo d'urgenza con il quale differire al 3 aprile 2020 o altra data successiva il termine temporale di sospensione delle udienze e dei termini".

Inoltre, scrive il coordinatore Giovanni Malinconico richiamando la principale questione interpretativa sollevata dal decreto legge 11/ 20, "sarebbe di fondamentale importanza chiarire che la sospensione dei termini è misura che riguarda tutti i procedimenti, sia quelli da instaurare sia quelli pendenti davanti agli uffici giudiziari".

Proprio questo dubbio interpretativo, infatti, "è potenziale fonte di pregiudizio alla tutela dei diritti". A quanto si apprende, Via Arenula sarebbe al lavoro per un nuovo decreto che fughi ogni dubbio e coordini le misure nel settore giustizia con quelle prese a livello nazionale, che impongono a tutti i cittadini di ridurre gli spostamenti all'essenziale.

 

 

 

 

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