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Palermo. Da Termini Imerese all'Ucciardone, la rabbia dei detenuti non si placa PDF Stampa
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di Leopoldo Gargano

 

Giornale di Sicilia, 11 marzo 2020

 

Non si placano le proteste nelle carceri. Ieri mattina i detenuti hanno occupato un'ala del carcere di Pagliarelli, salendo anche sul tetto della struttura. Due i motivi della rivolta. La sospensione dei colloqui con i familiari, prevista dalle norme di prevenzione contro il contagio del corona virus e poi la permanenza dentro celle spesso sovraffollate, che proprio un eventuale contagio potrebbero agevolare.

Agitazione anche nella struttura di Termini Imerese, dove sono stati battuti oggetti contro le grate. E subito è scattato il presidio delle forze dell'ordine. Ieri a Pagliarelli tutto è nato quando uno dei reclusi è riuscito a impossessarsi della chiave di accesso ad un corridoio, e poi ha aperto le celle. La situazione ha rischiato seriamente di degenerare, se la direttrice della struttura, Francesca Vazzana, non avesse intrapreso una paziente opera di mediazione che alla fine ha dato i suoi frutti.

Già a fine mattinata la protesta è rientrata e non c'è stato un tentativo di fuga, né si registrano feriti. Quella di ieri era la terza protesta nel giro di un paio di giorni a Palermo, tra Pagliarelli e l'Ucciardone. Sono iniziate domenica sera quando come spesso accade in casi simili, "radio-carcere" ha iniziato a smistare in tutta Italia mugugni e proteste.

I detenuti di Pagliarelli, reclusi nella sezione di media sicurezza, hanno incendiato carta e alcune suppellettili, le fiamme si sono propagate nel giro di pochi secondi e sono state riprese anche da decine di automobilisti che transitavano lungo viale Regione Siciliana. Il giorno dopo la protesta si è estesa all'Ucciardone dove c'è stato anche un tentativo di fuga, subito bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria intervenuti in assetto antisommossa, con il supporto pure di polizia e carabinieri.

Poco meno di 24 ore e di nuovo a Pagliarelli è scattata una nuova emergenza. "Grazie alla mediazione anche con il capo reparto della polizia penitenziaria - spiega Vazzana - abbiamo fatto sì che la protesta rientrasse dopo poco meno di un'ora. Il virus della paura ancor più del Covid-19 è dilagante in particolare tra chi popola il penitenziario. Lo vivono con particolare ansia e la distanza e il distacco con i familiari contribuisce a far crescere la tensione".

Al momento la protesta è rientrata, ma al Pagliarelli sono circa 1.400 i detenuti e la vigilanza resta alta. Le autorità hanno smentito con decisione la presenza di un caso positivo di Coronavirus in carcere, voce che si era propagata tra i familiari dei reclusi nel corso della mattina. A Pagliarelli i detenuti hanno preannunciato uno sciopero della fame, "ma non contro l'attuale gestione del carcere - afferma il presidente della camera penale, Fabio Ferrara - bensì riguardo le norme che impediscono i colloqui".

L'avvocato Ferrara, assieme al vice presidente l'avvocato Fabio Bognanni, lunedì ha visitato il carcere alle porte della città, mentre all'Ucciardone si è recato il garante dei detenuti, il professore Giovanni Fiandaca. Entrambi hanno cercato di fare opera di convinzione incontrando i reclusi e anche i loro familiari che al momento delle proteste si presentano sempre davanti alle strutture.

 

 

 

 

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