Lunedì 28 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Padova. I detenuti autori della sommossa rischiano pene fino a 8 anni PDF Stampa
Condividi

di Serena De Salvador e Marco Aldighieri


Il Gazzettino, 11 marzo 2020

 

I circa 40 detenuti autori della sommossa di domenica sera nella casa di reclusione Due Palazzi, rischiano di essere accusati del reato di devastazione. La pena va fino agli otto anni di carcere. Pugno di ferro dunque della Procura. Ma le indagini condotte dal pubblico ministero Marco Brusegan, non sono semplici. I rivoltosi infatti, con il chiaro intento di non essere scoperti, hanno sventrato le telecamere della videosorveglianza. E al momento non ci sarebbe nessuna immagine registrata, utile a scovare i colpevoli.

A scatenare la rabbia dei detenuti sarebbero state le limitazioni imposte dal piano governativo per evitare la diffusione del Covid-19. Ma in realtà, i motivi che hanno spinto i quaranta carcerati, quasi tutti stranieri, a devastare il quarto piano del Due Palazzi sono molteplici e molti suonano come un pretesto per creare tensione nel penitenziario. Prima hanno dato alle fiamme vestiti e materassi, e poi hanno sfondato le telecamere della videosorveglianza e le pompe idrauliche. Ma l'azione più pericolosa è stata piegare verso l'esterno un paio di sbarre di una cella: se gli agenti avessero caricato sarebbero rimasti infilzati. Volevano fare male. I poliziotti, sotto una pioggia di oggetti, sono stati costretti a intervenire. La calma, almeno apparente, è tornata intorno alle 22. Dieci gli agenti rimasti feriti e intossicati dal fumo.

Al Due Palazzi dopo le scene di guerriglia di domenica sera le proteste sono per ora sotto controllo e nel braccio del quarto piano della casa di reclusione si è cominciato a sistemare gli ingenti danni. Ai detenuti viene tutt'ora concesso il regime a celle aperte che li vede liberi di circolare nella propria sezione per la maggior parte della giornata e, per evitare che gli animi tornino ad accendersi, sono stati concessi colloqui telefonici giornalieri.

I sindacati di polizia penitenziaria nel frattempo hanno deciso di interrompere le relazioni con il Ministero della Giustizia disertando la convocazione di ieri e invocando un nuovo incontro con il premier Conte. "Già prima delle devastazioni di questi giorni avevamo chiesto interventi specifici senza mai trovare riscontro - scrivono Sappe, Sinappe, Osapp, Uilpa Pp, Fns Cisl, Uspp e Cgil Fp al ministro Bonafede - Non basta l'elogio peraltro doveroso agli agenti che ogni giorno mettono a rischio la propria incolumità e servono lo Stato in modo encomiabile. Il mondo penitenziario vive un'emergenza che non è percepita nella sua reale portata e il Governo non lo degna di attenzione".

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it