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Treviso. Protesta dei detenuti in carcere, il Sindaco: "Ci mandino l'esercito" PDF Stampa
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Il Gazzettino, 11 marzo 2020


Il primo cittadino: "Anche i reclusi sono chiamati a fare dei sacrifici come è stato chiesto a tutti i cittadini". "Credo che lo Stato in situazioni come questa debba farsi sentire e dare dei segnali forti, come ad esempio impiegare l'esercito per sedare le sommosse".

Dura la presa di posizione del sindaco di Treviso, Mario Conte, dopo la protesta dei detenuti del carcere di Santa Bona andata in scena lunedì sera. "Una protesta sonora programmata e pacifica" hanno sottolineato fonti di polizia e carabinieri, intervenuti per bloccare la strada di fronte alla casa circondariale. I reclusi infatti, a differenza di altri penitenziari sparsi in tutta Italia, si sono limitati a sbattere contro le sbarre delle loro celle pentole e stoviglie, senza in realtà creare vere e proprie situazioni di pericolo.

Ma il sindaco Conte non ammette sgarri. "Per prima cosa è necessario non dare all'estero una pessima immagine del nostro paese e, nel caso specifico, della nostra città, già abbastanza compromessa dall'emergenza sanitaria - afferma il primo cittadino - Non devono esserci margini per questo tipo di proteste. Quanto accaduto lunedì sera è un qualcosa di pretestuoso".

Alla base della dimostrazione dei detenuti di Santa Bona, oltre alla solidarietà con le altre strutture carcerarie italiane, c'è il pericolo di contagio da coronavirus e la sospensione delle visite dei familiari per evitare il diffondersi della malattia. Per limitare i disagi, la struttura trevigiana ha concesso un'ora di videochat a testa per parlare con i familiari e venti minuti di telefonate, il doppio di quanto precedentemente concesso.

Gli stessi detenuti lo riconoscono: "Ci dissociamo dagli atti vandalici perpetrati nelle carceri - scrivono in una lettera - Soffriamo questa situazione che non ci permette di vivere le nostre famiglie per la soppressione dei colloqui visivi, ma siamo coscienti che è una calamità. Questa epidemia ha una scadenza, mentre resteranno vive e serie le problematiche croniche di tante strutture penitenziarie". Una missiva che parla di sovraffollamento, di celle senza acqua calda, di carenza di personale addetto alla custodia, di edifici obsoleti. Ma in sostanza afferma anche che l'intenzione è quella di fare dei sacrifici, come tutti, per uscire dall'emergenza.

 

 

 

 

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