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Padova. Le meditazioni dei detenuti per la Via Crucis del Venerdì santo PDF Stampa
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L'Osservatore Romano, 11 marzo 2020


L'annuncio del Pontefice in una lettera a un quotidiano locale. Sono state affidate alla parrocchia della casa di reclusione "Due Palazzi" di Padova le meditazioni per la Via Crucis che si svolge tradizionalmente al Colosseo nel Venerdì Santo. È stato lo stesso Francesco a renderlo noto in una lettera indirizzata al direttore del "Mattino di Padova" e pubblicata sul quotidiano veneto nell'edizione di martedì 10 marzo. "Ho scelto il carcere - spiega il Pontefice - per fare in modo che, anche stavolta, fossero gli ultimi a dettarci il passo".

Scritte per la prima volta da detenuti, le riflessioni sulle quattordici stazioni sono "un'opera corale" che unisce "i vari volti" della realtà carceraria: il cappellano, don Marco Pozza, le vittime, gli internati, gli agenti di polizia penitenziaria, i volontari, le famiglie di chi è ristretto, i magistrati di sorveglianza, i funzionari pedagogici, la Chiesa, gli innocenti a volte accusati ingiustamente. Insomma, un autentico "caleidoscopio di situazioni", in cui - chiarisce Francesco - "è sempre forte il rischio" di raccontare "un particolare a scapito dell'insieme", mentre al contrario "la risurrezione di un uomo non è mai opera di un singolo, ma di una comunità che lavora alleandosi assieme".

"Commosso" alla lettura dei testi, il Papa confida di essersi sentito "partecipe" delle storie raccontate e al contempo "fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita dalla scarpata".

E pur consapevole "che non è semplice armonizzare giustizia e misericordia", Francesco fa notare che però "laddove questo riesce, il guadagno è a favore di tutta la società". Da qui il ringraziamento alla parrocchia del penitenziario e "a tutte le persone che operano a favore di questo mondo ristretto: Dio benedica - è il suo augurio - il buon cuore di chi sfida l'indifferenza con la tenerezza".

Francesco motiva anche la scelta di scrivere a Paolo Possamai, che dirige il giornale padovano, per far giungere - davanti "alla sofferenza di questi giorni" provocata dall'epidemia di covid-19 - "una carezza simbolica". Anzitutto alla città "capitale europea del volontariato 2020" in tutte le sue componenti: sia "la società civile", sia "le comunità cristiane" che la abitano "con i loro sacerdoti e con il vescovo"; e in secondo luogo estendendo questa "carezza" a tutte le altre città italiane e di altri Paesi "che condividono questo momento e, contemporaneamente, stanno dando al mondo testimonianza di buona volontà".

Del resto, proprio l'Italia sperimenta in modo particolare "la sofferenza e la morte" a causa del coronavirus, ed è per questo che egli intende manifestare "vicinanza umana" e assicurare la propria "preghiera", perché - aggiunge - "anche in questi momenti Dio ci sta parlando. Spetta all'uomo saper cogliere, dentro a questa voce, una guida per continuare a costruire, quaggiù, un pezzettino del regno di Dio".

Inoltre "questa situazione di pericolo, è anche un'occasione per vedere di che cosa sono capaci gli uomini e le donne di buona volontà", come "chi, in questi giorni, si sta impegnando oltre il dovuto: il personale medico e paramedico innanzitutto", il cui lavoro unito a "un forte senso di responsabilità e di collaborazione con le apposite autorità competenti, diventa un valore aggiunto di cui il mondo ha estremo bisogno".

In modo particolare Papa Francesco elogia "il buon cuore della gente veneta: siate orgogliosi della vostra storia e responsabili di tutto il bene seminato da chi vi ha preceduto". Infatti, conclude adoperando una metafora molto efficace, "se immagino la carità come fosse un romanzo, allora ci sono dei capitoli bellissimi che sono stati scritti a Padova e poi messi a disposizione di tutti".

 

 

 

 

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