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Linea dura di Bonafede: no a indulto e amnistia. Ma il Pd vuole lievi sconti a fine pena PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 10 marzo 2020

 

Un no, netto e deciso, a qualsiasi ipotesi di indulto o amnistia. Né adesso, né in futuro. No anche, soprattutto subito dopo le rivolte, ad allargare i cordoni della detenzione domiciliare e a concedere la libertà a chi ha quasi finito di scontare la pena. Nei prossimi mesi un margine per queste due misure potrà anche esserci, ma solo quando gli italiani, che stanno soffrendo per il Coronavirus al pari dei detenuti, avranno cancellato dalla mente le terribili immagini dei penitenziari in fiamme.

È una linea dura quella che, a sera, esce da via Arenula e dalla stanza del Guardasigilli Alfonso Bonafede che affida a Facebook un messaggio diretto, assieme, ai carcerati ma anche agli italiani. La frase chiave è questa: "Dev'essere chiaro che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato".

Il ministro della Giustizia è irremovibile anche con il Pd che per tutta la giornata - con l'ex Guardasigilli Andrea Orlando, con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, con Walter Verini, con Franco Mirabelli - cerca di spuntare più blande misure svuota carceri. Una risposta, secondo i Dem, a un sovraffollamento innegabile, che è nei numeri e nei fatti. Sono le stesse misure che sollecitano anche i Radicali e la dissidente grillina Paola Nugnes.

Come concedere a chi già si trova in condizione di semilibertà la possibilità di restare a dormire a casa invece di tornare in cella, come avviene oggi. O ancora, dare la definitiva libertà a chi ha da scontare solo tre mesi di prigione. Ma la risposta di Bonafede è un no netto, perché sull'onda delle violenze non è possibile alcun cedimento, visto che "tutti gli italiani in questo periodo sono chiamati a fare sacrifici e rinunce".

Sarà invece una task force, composta dal Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma, dai responsabili degli uffici centrali e periferici del Dipartimento delle carceri, dall'unità di crisi della protezione civile, e da Gemma Tuccillo, responsabile della giustizia minorile e dell'esecuzione penale esterna, a verificare cosa effettivamente sia accaduto in questi due giorni di violenza. Vince la linea dura di Bonafede, il Pd si piega e accetta, i detenuti non ottengono nulla? Sarebbe del tutto sbagliato semplificare così una giornata politicamente complessa, che di certo ha visto, per molte ore, lo stesso ministro di M5S sulla graticola.

Contestato dal centrodestra, con il leghista Matteo Salvini pronto a pretendere un commissario straordinario per le carceri, quasi la stessa richiesta dei renziani di Italia viva che, con Davide Faraone, vogliono la testa del direttore del Dap Francesco Basentini. Un tam tam che batte su Bonafede a cui si chiede di venire subito in Parlamento per riferire sulle rivolte. Accadrà domani, alle 17, in Senato. Sono gli stessi momenti in cui anche il Pd appare critico col Guardasigilli. Il suo predecessore Orlando non gli fa sconti e chiede che "il ministro costituisca subito una task force e chiami a raccolta tutte le competenze che in questi anni sono state marginalizzate in nome di un opinabile spoil system".

Parla di "un'emergenza affrontata senza alcuna preparazione da parte del dipartimento competente, visto che la catena di comando si è fortemente indebolita". Un'uscita netta che poi però in via Arenula lascia il passo alla strategia in due tempi. Adesso, per Bonafede come per la macchina che contrasta il Coronavirus, l'importante è riportare l'ordine dei penitenziari. Facendosi carico delle preoccupazioni sanitarie e rettificando la linea sui sacrifici imposti ai detenuti.

Tant'è che il capo della Protezione civile Angelo Borrelli annuncia che domani saranno consegnate nelle carceri "centomila mascherine e saranno montate 80 tende che servono per il pre-triage". Ma non basta. È lo stesso Bonafede a spiegare meglio rispetto a quanto sia stato fatto finora le ragioni della stretta sui permessi ai detenuti e soprattutto sugli incontri negati: "Stiamo lavorando affinché vi siano tutte le cautele mediche per garantire la più rapida ripresa dei colloqui con i familiari.

Nel frattempo, per un periodo limitato, di 15 giorni, abbiamo sospeso i colloqui fisici aumentando il numero e la durata dei contatti telefonici e delle conversazioni a distanza". Ma restano comunque i dubbi su questi due giorni. Che toccherà agli investigatori approfondire.

A cominciare da quei volantini che, tutti uguali, sono stati trovati in più penitenziari. L'ipotesi è quella di una rivolta che forse ha dietro una mente organizzativa. Anche per questo, e non solo per la violenza e i danni, Bonafede e i suoi ci vogliono veder chiaro prima di concedere misure contro il sovraffollamento.

 

 

 

 

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