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Modena. Dramma in carcere, i morti sono sette. C'era un positivo al coronavirus PDF Stampa
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di Luca Muleo


Corriere di Bologna, 10 marzo 2020

 

La sanità penitenziaria conferma la presenza di un detenuto malato, sebbene in isolamento. Sette morti e sei persone in gravi condizioni ricoverate in Terapia Intensiva. Questi sono i numeri della maxi rivolta scoppiata nel carcere di Modena domenica poco dopo le 14. Diversi gli agenti della penitenziaria feriti, alcuni hanno riportato fratture. Le ambulanze hanno fatto avanti e indietro dal carcere per tutta la giornata di ieri, così come i blindati della penitenziaria che stanno smistando i detenuti negli istituti penitenziari della regione perché il carcere non è più agibile.

Sono le conseguenze di quanto accaduto domenica, quando un centinaio di detenuti ha messo a ferro e fuoco la struttura per tentare un'evasione di massa che non è riuscita. Alla base della protesta, che ha interessato diversi penitenziari d'Italia, le limitazioni dovute a permessi e colloqui a causa dell'emergenza coronavirus.

Ma c'è di più: la notizia diffusasi in carcere di un detenuto positivo al virus, circostanza confermata ieri dalla sanità penitenziaria di Modena. Sotto la lente di ingrandimento anche il sistema di custodia attenuata (vigilanza dinamica) previsto nell'istituto penitenziario. Molti detenuti al momento dello scoppio della rivolta si trovavano infatti nei corridoi e non nelle loro celle. Prima gli incendi, poi la devastazione. I rivoltosi sono riusciti ad accaparrarsi gli strumenti utilizzati per le attività "agricole".

Mazze, roncole, vanghe e pale da giardino. Quando i primi agenti sono arrivati sul posto la situazione era fuori controllo. Solo grazie alla chiusura dei portoni con dei blindati si è evitato il peggio. Dentro però continuava l'inferno. In una trentina hanno assaltato l'infermeria e diverse persone hanno assunto metadone e altri farmaci. Bottiglie di sedativi e persone in fin di vita per terra: questa è la scena che si sono trovati davanti gli agenti al loro arrivo.

La Procura ha aperto un fascicolo e si indaga per omicidio colposo. Non mancheranno le indagini per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, violenza privata e tentata evasione. Già disposta l'autopsia sui corpi delle persone decedute. Fonti dell'amministrazione penitenziaria hanno confermato che i decessi sono riconducibili all'uso di stupefacenti, ovvero oppioidi e benzodiazepine. E sempre dal carcere arriva la conferma di un caso di positività al coronavirus, notizia che evidentemente era circolata tra i detenuti e che li aveva gettati nel panico sebbene l'uomo contagiato fosse già stato sottoposto ad isolamento.

"Dentro il carcere ogni cosa viene amplificata, anche in una situazione di normalità, figuriamoci ora, questo non bisogna dimenticarlo", ha commentato Paola Cigarini, volontaria dell'associazione Gruppo Carcere Città. "Già da alcune settimane, con l'avanzare del diffondersi del virus, la tensione stava salendo. Noi abbiamo cercato di informare i detenuti, anche dalle fake news, così come hanno fatto i medici - ha spiegato la volontaria - ma dentro un carcere basta che si diffonda la voce di un recluso che ha una normale influenza per accendere gli animi". Ieri mattina intanto ancora momenti di tensione dopo che alcuni familiari dei detenuti si sono presentati fuori dai cancelli del Sant'Anna a protestare e a chiedere spiegazioni. Intanto prosegue il trasferimento di tutti i detenuti e la conta dei danni. La struttura è ora inaccessibile e quindi tutti i suoi "ospiti" sono stati trasferiti.

 

 

 

 

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