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Stop ai colloqui e timore di contagi, emergenza in carcere PDF Stampa
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di Dario Del Porto


La Repubblica, 8 marzo 2020

 

L'emergenza coronavirus incendia le carceri. L'episodio più grave si registra a Salerno, dove la sospensione dei colloqui con i familiari dei detenuti fino al 31 maggio, una delle misure annunciate per contenere la diffusione del Covid-19, scatena la rivolta.

Per cinque ore, poco meno di 200 reclusi protestano devastando un'intera sezione dell'istituto di Fuorni. I ribelli sfondano una cancellata-finestra e salgono sul tetto della struttura armati di ferri divelti dalle brande. Sono momenti di tensione fortissima per il personale di polizia penitenziaria, con il comandante Gianluigi Lancellotta e la direzione guidata da Rita Romano che mettono in campo uno sforzo enorme per evitare il peggio.

La direttrice viene addirittura sfiorata da un estintore. L'istituto viene sorvolato da elicottero dei carabinieri e circondato da militari guardia di finanza e polizia in assetto antisommossa. La penitenziaria manda rinforzi, sopraggiungono diversi mezzi dei vigili del fuoco che predispongono i materassi gonfiabili nello spazio esterno. In carcere arrivano il questore di Salerno, Maurizio Ficarra, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, Antonio Fullone e il garante regionale per i diritti dei detenuti, Samuele Ciambriello.

Anche il procuratore Giuseppe Borrelli segue personalmente l'evolversi della situazione. Intorno alle 20, con la mediazione del provveditore e del questore, la protesta rientra. I detenuti consegnano un documento dove chiedono, tra l'altro, di sottoporre tutta la popolazione carceraria a tamponi per il test sul coronavirus e misure alternative al carcere.

Negli istituti il clima resta pesante. Momenti di fibrillazione, sia pure più contenuti, si sono registrati ieri nelle carceri napoletane di Secondigliano e Poggioreale e nell'istituto casertano di Carinola. Fonti del Dap assicurano che non risultano detenuti positivi al Covd-19. Il sindacato Spp segnala però che un poliziotto penitenziario in servizio a Vicenza è ricoverato in terapia intensiva.

Il segretario, Aldo Di Giacomo, avverte: "Nelle carceri lombarde ci sono una ventina di persone in isolamento perché hanno la febbre, non il coronavirus, per cautela. A nessuno è stato fatto il tampone". Il decreto varato dal governo prevede uno spazio "pre-triage" per il controllo prima dell'accesso al penitenziario, con misurazione della febbre e se necessario anche il tampone. A questo scopo sanno realizzate delle tensostrutture, 20 sono già state assegnate alla Lombardia.

Operatori e volontari dovranno autocertificare di non provenire da "zone rosse" o di aver avuto contatti con persone che hanno contratto il virus. I colloqui dovrebbero avvenire solo via skype, ma non tutte le carceri sono attrezzate.

"Le misure sono necessarie per la prevenzione del contagio - dicono Giuseppe Moretti Ciro Auricchio rispettivamente segretario nazionale e campano del sindacato Uspp - ma la sospensione dei colloqui, pur necessaria, è stata adottata d'urgenza, senza informare e sensibilizzare la popolazione detenuta". Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito radicale, chiedono l'amnistia: "È indispensabile per poter attuare una efficace riforma".

 

 

 

 

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