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Cecchi Gori passa agli arresti domiciliari PDF Stampa
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di Michela Allegri

 

Il Messaggero, 8 marzo 2020

 

Il tribunale di Sorveglianza di Roma ne ha disposto il trasferimento dal Gemelli "anche perché rientra nelle categorie a rischio Covid 19". Un fisico provato dalla malattia, l'età avanzata e, ora, l'emergenza coronavirus che incombe. Quando la sua condanna è diventata definitiva e, la scorsa settimana, i carabinieri si sono presentati in ospedale per notificargli l'ordine di esecuzione per la carcerazione, un coro di proteste si è levato dal mondo dello spettacolo e da quello della politica.

In tanti avevano chiesto che Vittorio Cecchi Gori, quasi 78 anni, ricoverato in ospedale, pagasse il suo debito con la giustizia - 8 anni di carcere per bancarotta - ai domiciliari. Ieri, il giudice del tribunale di Sorveglianza di Roma ha accolto l'istanza della difesa: il produttore cinematografico sconterà la pena a casa, nel suo appartamento ai Parioli. Il magistrato ha infatti disposto che, appena le condizioni di salute lo consentiranno, l'ex proprietario della Fiorentina venga trasferito dal Policlinico Gemelli, dove si trova piantonato da 9 giorni, all'abitazione romana. La decisione dovrà essere ratificata dal tribunale di Sorveglianza in seduta collegiale.

Il provvedimento del giudice relatore Angela Savio è stata imposto anche dall'emergenza Coronavirus: come ha sottolineato la difesa, Cecchi Gori rientra in una categoria a rischio in caso di contagio, considerando sia l'età che le condizioni di salute. Il produttore nel 2017 ha avuto un ictus e pochi mesi fa, in settembre, è stato operato d'urgenza per una peritonite.

Nel dispositivo il magistrato sottolinea che per "l'avanzata età e per le patologie importanti da cui è affetto", l'imprenditore toscano - che da decenni vive a Roma - "rientra nella categoria di persone più esposte, per le quali le recentissime disposizioni impartite degli organi governativi hanno esplicitamente consigliato la permanenza in ambito domiciliare o comunque l'adozione di comportamenti di distanziamento sociale, sulla base dell'indicazione scientifica, per dette persone, di uno specifico fattore di rischio di complicazioni anche fatali collegato al rischio di contagio derivante dall'epidemia di Coronavirus".

Per il giudice, l'ex patron della Fiorentina "si trova in una condizione fisica tale che necessita di molteplici e costanti interventi terapeutici e riabilitativi non eseguibili efficacemente e tempestivamente in ambito carcerario".

Una decisione che è stata accolta con soddisfazione dal difensore dell'imprenditore, l'avvocato Massimo Biffa: "Esprimo soddisfazione, oltre che per il risultato, anche per la celerità. È la dimostrazione che la giustizia, se vuole, può essere rapida".

L'ultima condanna definita per il produttore - 5 anni e mezzo - è arrivata il 27 febbraio scorso e riguarda il fallimento della Safin Cinematografica. Un crac da 24 milioni di euro che nel 2008 lo aveva già fatto finire in carcere per 4 mesi. Cecchi Gori in passato era stato condannato anche per il fallimento della Fiorentina. La Cassazione nel 2006 aveva infatti reso definitiva la sentenza di 3 anni e 4 mesi - coperta dall'indulto - e nel settembre scorso il tribunale civile di Firenze ha disposto il pagamento di oltre 19 milioni di euro di danni.

La settimana scorsa, quando la condanna è diventata esecutiva, in molti hanno protestato. Una delle prime è stata l'ex moglie di Cecchi Gori, Rita Rusic: "In carcere la sua salute verrà compromessa, per lui sarà la morte". Poi era stato il turno di molti esponenti del mondo dello spettacolo, da Vittorio De Sica a Lino Banfi, fino ai registi Marco Risi e Giovanni Veronesi.

Oltre a loro, in tanti hanno firmato una lettera promossa dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici, in cui si chiedeva la fine del carcere per il produttore: Paolo Virzì, Matteo Garrone, Stefania Sandrelli, Gigi Proietti, Diego Abatantuono, Roberto Benigni, Fiorella Infascelli, Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese, Maurizio Totti e Pino Quartullo, Vito Zagarrio, Italo Moscati, Antonio Frazzi.

Ieri, dopo la notizia dei domiciliari, è arrivata una nota di Pupi Avati e dell'Associazione Nazionale Autori Cinematografici, in cui si esprimeva soddisfazione per la fine di un "provvedimento che poteva rivelarsi eccessivamente gravoso" e in cui si ringraziavano i colleghi che hanno sostenuto la campagna di protesta.

 

 

 

 

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