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Campania. Stop ai colloqui con parenti e avvocati, tra i detenuti esplode la rabbia PDF Stampa
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di Giuseppe Crimaldi


Il Mattino, 8 marzo 2020

 

Il carcere ai tempi del Coronavirus. La decisione di sospendere tutti i colloqui, prima con i parenti e adesso anche con gli avvocati di fiducia, scatena la rabbia dei detenuti in Campania. Da Poggioreale a Secondigliano, fino a Salerno, quella di ieri è stata una giornata ad altissima tensione. La situazione più grave è senza dubbio quella verificatasi nell'istituto penitenziario di Fuorni, a Salerno.

Almeno un centinaio di detenuti hanno fatto scattare una rivolta, riuscendo a barricarsi addirittura sul tetto. La protesta è esplosa nel pomeriggio e si sono vissute ore di lunga tensione: mobilitato d'urgenza tutto il personale della Polizia Penitenziaria per fronteggiare l'emergenza. Sul posto sono dovuti intervenire anche i carabinieri, il questore di Salerno e un elicottero.

I rivoltosi, circa duecento a quanto si apprende dall'Unione dei sindacati di polizia penitenziaria, sono riusciti a salire sul tetto del carcere di Salerno armandosi di spranghe di ferro ricavate dalle brande e distruggendo tutto quello che capitava a tiro.

La rivolta è durata fino a tarda sera, quando i detenuti sono rientrati nelle sezioni. Forti fibrillazioni anche negli istituti penitenziari di Napoli. A Poggioreale e a Secondigliano i reclusi si sono rifiutati di tornare nelle celle dopo il periodo di "socialità", e c'è voluta tutta la professionalità degli agenti penitenziari per far rientrare la situazione.

Un fatto è certo: nella popolazione detenuta, e soprattutto in quella di Poggioreale, che resta il carcere più sovraffollato d'Italia, il malumore comincia a serpeggiare in maniera preoccupante. Niente più incontri con i familiari, e zero colloqui con i propri legali: l'unico filo che li mantiene in contatto con il mondo esterno restano i pacchi che devono essere rigorosamente consegnati ai baschi blu, i quali poi provvedono ai controlli e allo smistamento.

Identiche restrizioni valgono naturalmente anche per le strutture di accoglienza per i minori, a cominciare da Nisida e Airola. La sensazione diffusa è che i detenuti, mai come in questo momento, cominciano a sentirsi prigionieri anche di un virus che - ove mai riuscisse a fare ingresso oltre le mura delle carceri - genererebbe un'ondata di panico difficilmente controllabile. Mercoledì i responsabili dell'associazione "Antigone" avevano inviato una lettera al presidente del Consiglio Conte e al Guardasigilli Bonafede sollecitando misure urgenti da adottare per la popolazione carceraria in questi che sono i giorni del grande contagio da Covid 19.

E l'altra sera il governo ha deciso. Stop ai colloqui per i detenuti con gli avvocati e uniformazione delle direttive già in vigore al Nord, dove erano stati sospesi anche quelli con i familiari, anche per gli istituti penitenziari del resto d'Italia. In prima linea sono ovviamente impegnati gli uomini del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e un ruolo importante lo stanno svolgendo in queste ore anche tutti i sindacati della Polizia Penitenziaria. Intanto proprio a Napoli si è verificato un caso inatteso e imprevedibile.

Tre sere fa la polizia ha arrestato due fratelli padovani: la coppia era arrivata nel capoluogo campano, contravvenendo peraltro ad ogni buona regola dettata dalle necessità di prevenire i contagi, per acquistare una mitraglietta e centinaia di proiettili. I due sono persone già note alle forze dell'ordine, e con ogni probabilità preparavano un assalto in grande stile contro un portavalori in Veneto.

Ebbene, una volta finiti in manette i due sono stati tradotti nel carcere di Poggioreale, dove hanno trascorso la prima (e unica) notte: fino a quando il giudice, nel convalidare l'arresto il giorno successivo ha disposto i domiciliari nel comune di residenza.

 

 

 

 

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