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Salerno. Stop ai colloqui con i familiari, scoppia la rivolta dei detenuti PDF Stampa
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di Felice Naddeo


Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2020

 

La violenza nel carcere di Fuorni, a Salerno, esplode nel primo pomeriggio di un sabato di visite. All'esterno i familiari in attesa davanti ai cancelli. All'interno della casa circondariale, invece, la notizia della sospensione dei colloqui per l'emergenza Coronavirus si sparge tra i detenuti con una velocità superiore al contagio da Covid 19. Non c'è più nulla che possa contenere l'ira dei reclusi. La rivolta monta in pochi attimi, favorita anche dalla opportunità che hanno i detenuti di muoversi con parziale libertà durante le attività pomeridiane.

Circa duecento reclusi - secondo quanto ricostruito dai dirigenti dell'Uspp, l'Unione dei sindacati di polizia penitenziaria - si armano con quanto a disposizione. Bastoni di legno, ottenuti dai piedi dei tavoli, e mazze di ferro recuperate distruggendo i letti nelle celle, diventano strumenti di distruzione. Gli agenti non possono che indietreggiare, cercare di fare azioni di contenimento per evitare lo scontro, mentre si cerca la strada del dialogo e non della repressione. Ma nel frattempo, il gruppo di rivoltosi passa all'azione e devasta un piano del carcere.

Annientando tutto ciò che compare lungo il tragitto. Poi la sommossa, che potrebbe aver avuto in alcuni boss la mente lucida nell'adottare una puntuale strategia, si sposta verso il tetto della casa circondariale dopo aver abbattuto le protezioni in ferro che impediscono l'accesso alla parte alta del carcere.

Ed è qui che prosegue la contestazione dei detenuti, mentre davanti al cancello dell'istituto di pena, tra i familiari dei reclusi che si sono radunati per protestare ma soprattutto per chiedere chiarimenti sulle condizioni dei propri cari, sfrecciano le auto di polizia e carabinieri arrivate per potenziare il numero di agenti presenti nella struttura. Dopo alcune ore di trattative e di avvertimenti per una possibile un'azione di repressione, i detenuti hanno deciso di rientrare nelle proprie celle. Lasciando alle loro spalle uno scenario di devastazione.

"Proteste simili a quella di Salerno, per fortuna subito rientrate, si sono registrate anche nell'istituto penitenziario di Carinola e nel carcere napoletano di Poggioreale - rivelano il segretario regionale e il presidente dell'Uspp, Ciro Auricchio e Giuseppe Moretti - questo ennesimo momento di criticità però connota la precaria realtà del carcere salernitano per il quale sono necessari interventi immediati e un potenziamento dell'organico di agenti".

Chiusa la contestazione, si apre però la polemica politica. Matteo Salvini esprime "massimo sostegno alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria - dice il leader della Lega - legge e pugno di ferro con chi sbaglia". Gli fa eco il parlamentare di Fratelli d'Italia, Edmondo Cirielli: "Quanto avvenuto a Salerno è l'ennesima dimostrazione che Bonafede non è adeguato per ricoprire la complicata funzione di ministro della Giustizia. Si dimetta subito".

E il sottosegretario alla Difesa, il pentastellato Angelo Tofalo, ribadendo che "malcontento e disagio non possono assolutamente giustificare azioni violente", plaude al lavoro degli agenti che hanno riportato l'ordine nel carcere di Salerno.

 

 

 

 

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