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Giustizia, nelle zone a rischio stop ai processi fino al 31 maggio PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 7 marzo 2020

 

Ma si faranno quelli urgenti. I tribunali non chiudono. Decidono i capi degli uffici. Sì alle udienze per divorzi, minori, espulsioni. Stop ai permessi per i detenuti. Fino al 31 maggio scatta il massimo stato di emergenza possibile in tutti i tribunali italiani. Con il rinvio dei processi, sia civili che penali, che non hanno carattere di urgenza. Stop anche ai colloqui in carcere e ai permessi per i detenuti. Ma attenzione: la giustizia non è la scuola, quindi gli uffici giudiziari non solo non chiudono i battenti, ma non ci sarà alcun tipo di automatismo. Si valuterà, caso per caso, quale processo effettivamente debba essere rinviato a dopo il 31 maggio e quale invece debba essere necessariamente fatto. Come per tutti i casi che riguardano le famiglie (ad esempio i divorzi), ma soprattutto i minori.

Il decreto legge di via Arenula - Tre articoli, e poco più di tre pagine. Chi ha potuto vedere il decreto legge del Guardasigilli Alfonso Bonafede, cui sta lavorando il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, lo descrive come un "cantiere tuttora aperto" perché fino all'ultimo momento potrebbe cambiare l'elenco delle emergenze non rinviabili.

Perché, per 24 ore, proprio questo è stato l'oggetto di discussione in via Arenula: intervenire sul Coronavirus, per evitare qualsiasi tipo di possibile diffusione, ma al contempo non bloccare la macchina della giustizia italiana. Perché questo sarebbe un danno troppo grande, rispetto al quale - è il messaggio del ministero - chi opera in quel mondo, magistrati, avvocati, agenti penitenziari, ma anche parenti dei detenuti - devono fare ognuno la propria parte di responsabilità.

Il rinvio a dopo il 31 maggio - Saranno i capi degli uffici giudiziari (il presidente della Corte di appello e il procuratore della Repubblica), dopo aver consultato sia i responsabili sanitari della Regione, sia il Consiglio dell'ordine degli avvocati, a decidere le misure sulla vita nei palazzi di giustizia e quindi sui processi da fare oppure da rinviare con l'obiettivo di evitare sia gli assembramenti che i contatti troppo ravvicinati tra le persone.

Le regole obbligatorie - I palazzi di giustizia, quindi, non chiudono. Ma vi potrà entrare solo chi potrà dimostrare di dover compiere atti effettivamente urgenti. Quindi anche gli orari di ingresso saranno ridotti. Mentre verrà potenziato un sistema di prenotazioni per fare in modo che chi deve compiere un atto urgente possa entrare in tribunale ad un orario prestabilito.

I processi civili e penali - Il decreto è molto dettagliato nel capitolo che riguarda i processi. A cominciare dal divieto della presenza del pubblico. Anche per quelli civili saranno possibili collegamenti "da remoto" che garantiscano il contraddittorio ma evitino contatti diretti tra le persone. Quanto al rinvio delle udienze dopo il 31 maggio sono previste delle deroghe. In ambito civile, per esempio, si svolgeranno comunque le udienze che riguardano i divorzi, quando vi sia da decidere il mantenimento. Si faranno i processi sugli abusi familiari, ma anche quelli sulle espulsioni, nonché tutte le udienze che riguardano i minorenni che quasi sempre hanno carattere di urgenza. Saranno comunque i giudici a decidere caso per caso. Ovviamente, tra le urgenze, ci saranno soprattutto i processi con persone detenute, anche in custodia cautelare.

La prescrizione bloccata - Per tutti i processi rinviati la prescrizione resterà bloccata. Quindi non si perderà un solo giorno. Ricomincerà a decorrere quando l'emergenza sanitaria sarà terminata.

Le regole per i detenuti - Videoconferenze per tutti i detenuti che devono prendere parte a un processo, ad esempio per essere interrogati. Blocco degli incontri direttivo tra detenuti e familiari, che saranno comunque garantiti ma probabilmente via telefono. Permessi premio e semilibertà bloccate ma solo dopo il via libera del Garante dei detenuti d'intesa con il magistrato di sorveglianza.

 

 

 

 

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