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Una pena in più da scontare per chi è recluso in carcere PDF Stampa
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di Fabrizio Ravelli


La Repubblica, 6 marzo 2020

 

Che poi, in questi momenti di limitazioni e divieti, di consigli su cosa non fare e distanze da prendere, bisognerebbe quanto meno rivolgere un pensiero a quelli che di limitazioni ne avevano parecchie e distanze da prendere pochissime. I detenuti, intendo. Il coronavirus ha aggiunto complicazioni alla vita di chi sta in carcere, ha aggravato condizioni quotidiane già difficili, ha messo un carico in più di isolamento e di dolore.

Le disposizioni ministeriali hanno ora sospeso del tutto i colloqui dei reclusi coni familiari. Chi conosce il carcere sa bene quanto indispensabili siano i contatti con mogli, figli, genitori per resistere alla detenzione, per tenere stretto un filo con le vite di fuori. L'amministrazione ha cercato di ovviare a questa limitazione pesante aumentando il numero delle telefonate concesse ai detenuti, ma si parla sempre di numeri limitati: una telefonata in più alla settimana, dieci minuti. Si fa, dove è possibile, qualche tentativo di chiamata via Skype.

C'è un disegno di legge - frutto del recente incontro fra quattro parlamentari e un gruppo di detenuti - per allargare le maglie di questi contatti telefonici. Un altro problema è il divieto di ingresso ai volontari: molte attività di istruzione e di socialità dipendono da loro. Anche certi consigli alla popolazione - per esempio quello di evitare luoghi affollati e tenere un metro di distanza dal vicino - in carcere suonano paradossali.

Il sovraffollamento è la condizione abituale, e come si fa a tenere le distanze quando si vive in troppi in una cella angusta. Per non dire dell'assistenza medica, che avrebbe bisogno di investimenti e personale. Detto questo, nelle carceri tutti fanno quel che possono con buona volontà e impegno: direttori, polizia penitenziaria, personale amministrativo, e anche i detenuti. Prima o poi la pena del virus finirà, si spera.

 

 

 

 

 

 

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