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"Sì alla sospensione delle udienze nelle zone in emergenza" PDF Stampa
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di Giulia Merlo


Il Dubbio, 6 marzo 2020

 

Bonafede pronto al provvedimento. Pronto un decreto legge che autorizza i capi degli uffici giudiziari a sospendere le udienze non urgenti, ove ricorrano cause di necessità dovute al coronavirus. Dovrebbe essere questa la decisione del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ieri ha incontrato anche il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, per confrontarsi sulle nuove misure da prendere.

Il Guardasigilli, infatti, è stato sollecitato da più parti e la richiesta è arrivata quasi unanime: sospendere tutte le udienze fino a data da destinarsi. E dovrebbe essere proprio questa la direzione in cui sta lavorando Via Arenula: prescrizioni restrittive in tutte le strutture giudiziarie per la tutela degli operatori e sospensione delle udienze non urgenti in tutte le zone del Paese in cui si manifestano esigenze sanitarie.

Al termine dell'incontro, il presidente Mascherin ha commentato: "Devo riconoscere grande senso di responsabilità nell'Ordine degli avvocati e nei capi degli uffici giudiziari di Napoli, dai quali è stato adottato il modello delle linee guida, che prevede forme di tutela all'interno e al di fuori delle aule. E auspico che tale modello possa ispirare anche i prossimi interventi normativi in materia di giustizia, che siamo certi l'esecutivo non mancherà di adottare con tempestività".

La sollecitazione era arrivata da più parti. Il Csm ieri aveva invitato Bonafede a "valutare un intervento per estendere le misure restrittive previste nei comuni delle aree più colpite dal contagio da coronavirus a tutti gli uffici giudiziari se si dovessero creare situazioni di innalzamento del rischio sanitario".

La delibera, approvata all'unanimità, contiene anche la richiesta "di valutare l'opportunità di istituire tempestivamente un tavolo tecnico congiunto Ministero-Consiglio Superiore, diretto al monitoraggio dell'evoluzione delle condizioni di emergenza sanitaria negli Uffici giudiziari", per proporre al ministro "l'adozione degli interventi normativi di urgenza, anche di legislazione primaria, che dovessero rivelarsi opportuni o indispensabili, secondo le circostanze" e "di valutare un eventuale intervento normativo per estendere, agli uffici giudiziari per i quali emerga un innalzamento del rischio sanitario, la disciplina ad oggi disposta solo per alcuni territori oppure la normativa prevista per il periodo feriale, in modo da limitare l'attività giudiziaria e ridurre così il rischio di contagio per tutti gli operatori della giustizia ed i cittadini chiamati a partecipare alle udienze".

Il pressing sul ministro della Giustizia si era fatto più forte anche sul fronte dell'avvocatura. L'Organismo congressuale forense, infatti, aveva annunciato l'astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie, in ogni settore della giurisdizione, per 15 giorni, a partire dal, 6 marzo, fino al 20 marzo a causa dell'emergenza coronavirus, fatta esclusione per le udienze e le attività indispensabili.

Il rischio di contagio, si legge nel documento, "si sta palesando in modo crescente su tutto il territorio nazionale e già numerosi avvocati e magistrati hanno contratto il contagio" e la gestione dell'emergenza sanitaria "continua in gran parte ad essere demandata a scelte discrezionali dei capi degli uffici giudiziari che, nella maggior parte dei casi, hanno assunto provvedimenti volti a limitare le possibilità di contagio nelle sole aule di udienza e all'interno delle cancellerie, ma non hanno alcuna incidenza sulle condizioni in cui gli avvocati, le parti, i testimoni e gli ausiliari debbano attendere lo svolgimento delle attività di rispettiva competenza".

In un comunicato inviato a Il Dubbio, anche il segretario di Anf, Luigi Pansini, aveva auspicato che "i capi degli uffici giudiziari e il Ministero della Giustizia, di concerto e sentite le autorità sanitarie competenti, assumano decisioni omogenee per tutto il territorio nazionale, evitando interpretazioni e soluzioni discrezionali" per contenere la diffusione del virus Covid19.

Organizzare il lavoro in massima sicurezza è possibile, doveroso e prioritario rispetto ad un'astensione che in questo momento non fa bene al Paese e agli avvocati". Nell'ambito delle misure di prevenzione, ieri il Consiglio Nazionale Forense ha emanato un provvedimento anche in materia formativa, disponendo la "sospensione dell'obbligo di acquisizione dei crediti relativi alla formazione continua fino al 5 aprile 2020".

Prevenzione fai-da-te: ogni tribunale si autogestisce

In attesa di possibili misure che rendano omogenea la gestione dell'emergenza in tutti i tribunali italiani, ogni foro ha adottato iniziative autonome per ridurre il rischio contagio. Ovviamente, ogni distretto ha adottato le circolari ministeriali che indicano come legittimo impedimento alla partecipazione alle udienze di soggetti provenienti dalle zone rosse focolaio del contagio e hanno divulgato le circolari ministeriali con le indicazioni igienico-sanitarie da rispettare.

Al Nord, tuttavia, i tribunali hanno scelto una linea di maggior prudenza. In particolare il tribunale di Milano, dove sono tre i casi di positività già accertati tra chi lavora nell'edificio, ha scelto di sospendere i processi civili ordinari fino al 31 marzo e di chiudere le cancellerie fino a nuova disposizione. Il tribunale di Bologna ha sospeso tutte le udienze civili fino al 31 marzo e disposto il rinvio d'ufficio anche di tutte le udienze penali. Sulla stessa linea di Bologna, anche il tribunale di Rovigo (nel cui circondario si trova uno dei focolai della zona rossa).

Al tribunale di Treviso, invece, è stato chiuso fino al 9 marzo l'ufficio del giudice di pace, in seguito a un soggetto trovato positivo al virus. Il tribunale di Padova ha scelto di autorizzare, a discrezione del giudice, il rinvio dei procedimenti civili e penali fissati fino al 31 marzo, indicando però immediatamente la data del rinvio. Il tribunale di Genova ha scelto di lasciare al giudice la discrezionalità di prevedere che l'udienza si svolga a porte chiuse oppure di limitare l'accesso all'aula. Lo stesso è stato disposto anche a Torino, nel Lazio e in Puglia.

Al Tribunale di Isernia, invece, è stato predisposto un punto di misurazione obbligatoria della temperatura corporea per tutte le persone che entrano nella struttura. In alcune cancellerie, oltre a un orario ridotto, è stato previsto anche di aprire un solo sportello, purché predisposto di vetro che separi l'utenza dal personale.

Spesso, tuttavia, risulta complicato rispettare le misure e in molti tribunali (Milano, Torino, Roma in testa) sono stati segnalati assembramenti fuori dalle aule. Ovunque è stato disposto che nelle cancellerie e nelle aule si entri uno per volta e in alcuni tribunali i giudici sono stati invitati a predisporre il ruolo con scaglioni temporali precisi. In quasi tutti i tribunali della penisola è stato chiesto l'intervento di sanificazione della struttura e alcuni presidenti di tribunale hanno chiesto che vengano predisposti dei dispenser di sapone per le mani.

 

 

 

 

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