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Tensioni nei tribunali e appelli a Bonafede, la giustizia verso "misure eccezionali" PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 5 marzo 2020

 

Giustizia a macchia di leopardo? Forse è un brutta espressione. Certo la tutela dei diritti non può mai fermarsi del tutto. Lo dimostra il decreto legge di tre giorni fa, che ha previsto eccezioni alla sospensione dei termini e al rinvio delle udienze persino per i due Tribunali della "zona rossa", quelli di Lodi e di Rovigo: nello stesso originario epicentro dell'emergenza coronavirus si prevede comunque di celebrare, per esempio, i processi penali con detenuti e le udienze civili relative a minorenni.

La giustizia non è destinata al blocco totale scattato per l'istruzione. Ma nelle ultime ore si moltiplicano gli appelli al ministro della Giustizia Alfondo Bonafede affinché le misure introdotte nell'area più a rischio siano estese a tutti gli uffici dello Stivale. A chiederlo sono innanzitutto l'Organismo congressuale forense e l'Unione nazionale Camere civili, che sollecitano il guardasigilli, nel primo caso, a disporre "la sospensione dei termini e il differimento delle udienze su tutto il territorio nazionale, per la durata di due settimane" e, nel caso dei civilisti, a "una sospensione immediata di tutte le udienze" sempre in tutto il Paese con "proroga di tutti i termini che non possono essere rispettati per via telematica".

Richieste a cui si aggiungono vari casi di tensione in diversi uffici giudiziari. A Milano il ricovero scattato martedì per due magistrati, marito e moglie, risultati positivi al coronavirus ha prodotto il rinvio di tutte le udienze "non urgenti", che ieri si è esteso alla Corte d'appello, dove il presidente vicario Giuseppe Ondei ha prescritto di differire i giudizi "a data successiva al 31 marzo". Restano in una situazione paradossale molti avvocati, costretti comunque a entrare fisicamente a Palazzo di giustizia per verificare l'effettivo rinvio e la data indicata dal giudice. A Vibo Valentia è bastato scoprire, durante un udienza penale, che uno dei testi proveniva da Lodi perché non solo la giudice Rosa Maria Luppino ordinasse il tampone ma soprattutto per assistere a un frenetico fuggi fuggi in tutti i piani del Tribunale.

Un magistrato di Firenze si è messo in "autoisolamento" (e la sua stanza è stata fatta bonificare dalla presidente del Tribunale Marilena Rizzo) dopo che ha appreso del ricovero dei colleghi milanesi, con uno dei quali aveva seguito un convegno. Insomma, una situazione difficile, magmatica, in cui il presidente del Cnf Andrea Mascherin ha rinnovato anche ieri l'aggiornamento sull'emergenza coronavirus per i presidenti di Coa e Unioni forensi, in particolare con il richiamo dei chiarimenti diffusi martedì dal ministero della Giustizia.

Da via Arenula infatti sono arrivate non solo precisazioni sull'applicabilità delle misure previste per i Tribunali della "zona rossa", ma anche la conferma della richiesta del guardasigilli di valutare "provvedimenti ulteriori e eccezionali", per i singoli uffici giudiziari, inoltrata al ministro della Salute Roberto Speranza. "Su una eventuale chiusura di tribunali interessati da episodi di contagio, le autorità competenti sono", ricorda appunto Bonafede, "il ministero della Salute o, su delega di quest'ultimo, il presidente della Regione interessata". Ma certo la scelta di estendere la sospensione dei termini (processuali e sostanziali) e il rinvio delle udienze all'intero Paese, come richiesto da Ocf e Camere civili, spetta al Coniglio dei ministri.

"La situazione sta progressivamente degenerando ben oltre le aree già classificate come zone rosse", ricorda d'altra parte il coordinatore dell'Organismo congressuale forense Giovanni Malinconico nella sua lettera al ministro della Giustizia.

È "molto arduo, se non impossibile", aggiunge, "effettuare i dovuti controlli circa gli ambiti di rispettiva provenienza". Anche considerato che le attività giudiziarie "contemplano un afflusso di persone non limitato alle sole parti e ai loro difensori (testimoni, consulenti, verificatori, coadiutori, etc.)". Le misure sinora adottate in numerosi uffici, scrive il coordinatore di Ocf, "sono idonee a limitare le possibilità di contagio nelle sole aule di udienza e all'interno delle cancellerie (peraltro con esiti evidentemente insufficienti, visto il caso di Milano)".

Perciò Malinconico reitera la richiesta di "intervenire con un provvedimento di immediata urgenza che fronteggi l'emergenza in modo omogeneo e con il quale si disponga la sospensione dei termini sostanziali e processuali e il differimento delle udienze e delle altre attività giudiziarie su tutto il territorio nazionale, per la durata di due settimane". Qualora la situazione "restasse immutata", conclude Malinconico, l'OCf "dovrà comunque assumere iniziative atte a garantire in modo più adeguato la salute degli avvocati italiani e le esigenze di tutela dei diritti dei cittadini".

Sull'ipotesi di una sospensione di due settimane Malinconico trova il sostegno, tra l'altro, di Fratelli d'Italia, che con la capogruppo in commissione Giustizia alla Camera Carolina Varchi "recepisce l'appello" venuto dall'Organismo forense. A sua volta il presidente dell'Unione nazionale Camere civili Antonio de Notaristefani chiede "la sospensione immediata su tutto il territorio nazionale".

È meglio "lavorare per prevenire il propagarsi dell'infezione", secondo il presidente dei civilisti, "piuttosto che tentare di tamponarne le conseguenze, spesso senza neppure riuscirvi". E ancora: "Invece che sospendere le udienze solo nei Tribunali dove già si sono verificati casi di contagio da coronavirus, occorre farlo in via preventiva a livello nazionale per evitare che questi si verifichino. Al contrario, le misure disposte quando il contagio si è ormai verificato risultano tardive e inefficaci", spiega de Notaristefani, "e hanno l'unico effetto di diffondere ulteriormente il panico, perché certificano l'inefficacia delle misure fino a quel momento adottate".

È una linea mediana quella scelta dall'Anm, che in un momento reso tesissimo dal caso milanese si limita a chiedere la "sospensione delle attività processuali", sul modello del periodo "feriale", per quei distretti con casi di contagio e "potenziale rischio di esposizione". E il sistema è troppo stressato per non lasciar presumere che davvero a breve possano intervenire altre misure straordinarie.

 

 

 

 

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