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Parma. Nessun controllo sanitario: la vita dei detenuti non vale niente? PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 5 marzo 2020

 

In città il Coronavirus avanza ma nessuno si occupa di chi sta dentro. E Giachetti "scrive" a Bonafede. Mentre nelle carceri della Lombardia, in particolare quelle di Milano - grazie anche all'occhio vigile del garante locale dei dritti delle persone private della libertà Francesco Maisto - sono stati incrementati i controlli sanitari attraverso tendoni per il triage, c'è il carcere di Parma che al momento sembra non essere raggiunto da alcune misure precauzionali.

Fatto singolare visto che, secondo i dati più recenti, sono 335 i casi positivi al Coronavirus accertati in Emilia Romagna e di questi, ben 61 provengono da Parma. Eppure il carcere di Via Burla è particolare. Non solo perché ha una sezione dedicata al 41 bis dove non mancano detenuti 80enni con numerose patologie fisiche, ma è un carcere che ha la peculiarità di ospitare un numero spropositato di detenuti malati, anche nelle sezioni ordinarie, tutti in attesa di essere assegnati all'ex centro diagnostico terapeutico, oggi denominato Sai.

Persone di difficile gestione dal punto di vista sanitario che un contagio da Coronavirus può essere devastante. Il garante locale Roberto Cavalieri è andato a far visita al carcere ieri pomeriggio e ha potuto constatare che non si sta facendo nulla, nonostante le circolari e le disposizioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

"Hanno ripristinato i colloqui ed è un bene, ma non c'è alcun tendone per i controlli sanitari - spiega il garante a Il Dubbio - in compenso hanno solo incontrato i detenuti, anche stranieri, per spiegare le regole di comportamento del ministero della sanità".

Al carcere di Parma poi si aggiunge un altro grande problema. Le direttive per prevenire il contagio all'interno delle carceri, hanno disposto anche che i penitenziari coinvolti nelle regioni dove c'è un numero consistente di persone positive al nuovo virus siano predisposti per isolare al livello sanitario con scopo precauzionale i cosiddetti "nuovi giunti".

Quelli, in pratica, che varcano per la prima volta la soglia del carcere. Però le sezioni di isolamento del carcere di Parma sono tutte occupate da diversi ergastolani giunti da altri penitenziari. Come mai? Sono in isolamento da settembre dell'anno scorso per essersi rifiutati di condividere le celle con altri detenuti.

Il caso è giunto oggi in parlamento tramite l'interrogazione parlamentare a firma del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti. Chiede al ministro della giustizia Alfonso Bonafede se ritiene di dover adottare le iniziative di competenza per assicurare ai condannati alla pena dell'ergastolo detenuti nel carcere di Parma la possibilità di usufruire di una cella individuale.

Nell'interrogazione si fa riferimento all'articolo de Il Dubbio del 29 ottobre 2019 in cui si è data notizia della protesta degli ergastolani trasferiti da Voghera a Parma, puniti con l'isolamento in "cella liscia" per essersi rifiutati di condividere la cella con un altro detenuto.

Il deputato di Italia Viva, nell'interrogazione, fa presente che ci sono diversi articoli come quelli del regolamento penitenziario e, non da ultimo, l'articolo 6 dell'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975), comma 5, il quale stabilisce che "fatta salva contraria prescrizione sanitaria e salvo che particolari situazioni dell'istituto non lo consentano, è preferibilmente consentito al condannato alla pena dell'ergastolo il pernottamento in camere a un posto, ove non richieda di essere assegnato a camere a più posti".

 

 

 

 

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