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Migranti. Il ricatto di Erdogan per trattare con il Cremlino PDF Stampa
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di Francesca Paci

 

La Stampa, 5 marzo 2020

 

"Erdogan apre il rubinetto dei migranti per guadagnarci il massimo". E più d'un impressione quella della proprietaria della taverna Koytoyki, un paio d'isolati a piedi dal varco di Kastanies, dove da venerdì Ankara e Atene si sfidano sul corpo di sopravvissuti a diversi inferni.

Il governo di Mitsotakis e i greci tutti sono convinti che quest'ultima crisi sia la posta alzata da Erdogan per sedersi oggi con Putin e rivendicare, oltre a un ruolo decisivo nella partita siriana, la capacità d'intimidire seriamente l'Europa, l'avversario politico condiviso con una Russia da cui invece lo separano, armi in pugno, la Siria e la Libia.

"Contiamo di raggiungere un accordo su Idlib" annuncia il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov poche ore dopo l'alba di un mercoledì di fuoco, con i militari schierati lungo il confine sul fiume Evros come contro un'invasione di ottomana memoria. Sono ore tesissime: gli altoparlanti che, intervallati dai colpi di lacrimogeni e cannoni ad acqua, promettono l'arresto per attraversamento irregolare della frontiera e, dall'altra parte, centinaia di migranti che gridano "Giornalisti!" sperando nei media per aprire gli occhi a un'Europa le cui porte, contrariamente alle aspettative alimentate da Ankara, hanno trovate chiuse.

La guerra di posizione è anche guerra comunicativa. "Ci sono un morto e cinque feriti, tutti caduti per mano greca" annunciano dal fronte turco, allegando foto da verificare e l'accusa d'ipocrisia a un'Europa terrorizzata da "povera gente" (la Turchia ospita oltre 3,5 milioni di profughi e brandisce la minaccia del milione in attesa di scappare da Idlib).

"I turchi spingono i migranti al confine con le pistole" rilanciano da Atene, dopo aver smentito "categoricamente" di aver ucciso qualcuno. Secondo i primi oltre 130 mila persone bussano in queste ore alla fortezza Europa, per gli altri si tratta di un numero cinque volte minore. Di sicuro c'è che il flusso, respinto con violenza, martella sulle isole ma qui si va spostando a Sud, dato che anche il passaggio bulgaro è bloccato, con Sofia a mediare tra Ankara e Bruxelles ipotizzando una zona cuscinetto di 30 km lungo tutta la frontiera.

Tra i rovi e il filo spinato, gimkana estrema di chi buca la barriera, l'eco delle promesse recapitate martedì ad Atene dai presidenti Ue si perdono come i poveri averi di chi scappa. "I migranti non devono essere usati come strumenti politici" denuncia la Croce Rossa, ma da Bruxelles la commissaria Ue agli aiuti umanitari Ylva Johannsons insiste: "I nostri confini non sono aperti". Basta venire a Kastanies.

 

 

 

 

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