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Amnistia non è una brutta parola. Soprattutto in tempi di coronavirus PDF Stampa
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di Davide Varì


Il Dubbio, 3 marzo 2020

 

Sovraffollamento ed emergenza sanitaria: il carcere è una bomba pronta a esplodere. Si può tornare a parlare di amnistia? Non siamo negli anni 70: il "Fattore K" che bloccava la democrazia italiana è un lontano ricordo. Insomma, il termine "emergenza" non evoca nessun golpe, nessun arretramento permanente delle libertà.

Certo, diritti e garanzie vanno sempre maneggiati con cura perché si tratta di principi assai delicati. Ma la decisione del governo di limitare momentaneamente, e solo per alcune aree d'Italia, la libertà di movimento, di istruzione e di "assembramento", è del tutto comprensibile in una situazione in cui un nuovo virus rischia di paralizzare il nostro sistema sanitario e minaccia seriamente la nostra salute. Detto questo va però segnalata un'altra emergenza che il governo dovrebbe affrontare con la stessa determinazione: è l'emergenza carceri.

Quello carcerario è infatti un sistema che rischia di collassare da un momento all'altro e che, come denunciano da settimane tutti gli operatori che negli istituti penitenziari italiani lavorano e "vivono", rappresenta una vera e propria bomba sanitaria pronta a esplodere. E allora nel dibattito pubblico italiano dovrebbe tornare ad affacciarsi una parola dimenticata, sepolta dalla narrazione manettara degli ultimi 10 anni: amnistia.

Una parola che ormai è diventata un tabù ma che da sola potrebbe risolvere due emergenze: quella sanitaria, legata al nuovo Coronavirus, che in carcere rischia di moltiplicarsi velocemente; e quella che da anni pone l'Italia in uno stato di illegalità: quante volte la Corte europea dei diritti dell'uomo e l'Ue stessa hanno parlato delle carceri italiane come avamposto dell'inciviltà e dell'illegalità? Il sovraffollamento, le condizioni igienico-sanitarie, la quasi totale assenza di programmi di recupero per detenuti - così come previsti dalla nostra Costituzione - fanno delle nostre carceri dei luoghi in cui i diritti e le garanzie vengono calpestati quotidianamente. Amnistia non è una brutta parola né sinonimo di inciviltà, come pensa qualcuno. Soprattutto in tempi di Coronavirus.

 

 

 

 

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