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Migranti. Ormai ai confini greci è emergenza. A Lesbo guerriglia contro i rifugiati PDF Stampa
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di Valentina Errante


Il Messaggero, 3 marzo 2020

 

La prima vittima del nuovo esodo è ancora un bambino. Annegato nelle acque gelide dell'Egeo durante un disperato tentativo di sbarco a Lesbo. Gli altri 46 profughi, a bordo di un barcone che si è ribaltato quando si è avvicinata la guardia costiera, ce l'hanno fatta. Ma questa è la versione ufficiale. Perché le immagini mostrano proprio la guardia costiera greca che tenta di fare ribaltare i gommoni carichi di disperati e, dalle motovedette, bastona i profughi.

Alcuni migranti, che si avvicinavano alle isole remando con le mani, hanno riferito che il motore era stato sabotato da alcuni uomini con le maschere. Mentre altri video raccontano l'effetto sui bambini dei lacrimogeni lanciati nella zona di Evron, uno dei punti lungo il muro al confine con la Turchia. È uno dei punti di attraversamento dove circa 13mila tentano l'ingresso in Europa dopo la decisione di Ankara di interrompere i controlli.

La tensione, anche tra i residenti, è altissima. E le accuse più pesanti alla Grecia, che sta affrontando da sola l'emergenza, arrivano proprio da Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco che tra giorni fa aveva annunciato l'apertura delle frontiere. "Quelli che oggi usano gas lacrimogeni, granate stordenti, cannoni ad acqua e proiettili di gomma contro i migranti per respingerli - ha detto - un giorno dovranno pagare il prezzo davanti alla comunità internazionale".

Intanto Atene ha sospeso per un mese le nuove richieste di asilo. A Lesbo la tensione cresce anche tra la popolazione locale. Alcuni gruppi di estremisti, residenti nell'isola, si sono organizzati in squadre anti-migranti. Insulti e aggressioni sarebbero stati registrati anche contro giornalisti e fotoreporter, urla contro personale dell'Unhcr e sassi contro un pullman della polizia.

Un agente è stato ferito. Ma l'obiettivo principale è quello di fermare gli sbarchi di gommoni con diversi bambini a bordo. Sono milleduecento le persone arrivate in Grecia fra il 1 e la mattina del 2 marzo, sulle isole Egee orientali di Lesbo, Chio e Samo. L'Unchr, a fronte del nuovo esodo, ha rifornito le scorte di alimenti secchi e coperte per garantire sostegno ai nuovi arrivati e ha confermato come anche gli altri attori presenti sul campo abbiano beni supplementari stoccati a disposizione.

Save the children riferisce di 40 mila persone, di cui quasi 4 su 10 sono bambini, bloccate nei campi sulle isole dell'Egeo, esposte a condizioni disumane e "all'aggravarsi della loro salute sia fisica che mentale". Altre migliaia di richiedenti asilo sono bloccati "in un limbo sulla rotta tra la Turchia e la Grecia". Dormono all'aperto, a temperature gelide, "senza possibilità di ripararsi e di ricevere adeguata protezione". Dalla sera dello scorso sabato, almeno 13 mila persone, in gruppi che variano da molte decine sino a più di 3 mila, hanno raggiunto i punti di accesso formali del confine ad Pazarkule e Ipsala, così come i numerosi passaggi di accesso di fortuna. "Sono aumentati anche gli arrivi via mare - riferisce Save the children - mettendo così ancora più pressione sui campi già sovraffollati".

L'ultima emergenza è legata alla decisione di Ankara di aprire le frontiere, ma la situazione, nelle isole greche, era già drammatica. Il picco si era registrato nel 2016 Tra agosto e settembre scorsi erano più di 18 mila le persone arrivate. Il doppio dell'anno precedente. Già alla fine della scorsa estate in campi come quelli di Moria a Lesbo, nei tremila posti disponibili erano costretti a sopravvivere in condizioni disumane oltre 13mila.

Il 42 per cento minori tra i 7 e 12 anni, quasi mille bambini e ragazzi arrivati da soli. L'inferno dei bambini, intanto, si consuma anche in Siria. A denunciarlo è ancora Save the children che, in una nota riferisce che almeno in sette bambini, tra cui uno di soli sette mesi, sono morti a causa delle temperature gelide e delle terribili condizioni di vita nei campi profughi a Idlib.

"Due sorelle di 3 e 4 anni hanno perso la vita dopo che la tenda nella quale vivevano ha preso fuoco perché la stufa non era sicura e la loro mamma incinta ha riportato ustioni sul corpo. Mentre un ragazzo di 14 anni, che viveva con la sua famiglia di sette persone in un'altra tenda, non ha retto alle temperature gelide".

 

 

 

 

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