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Marijuana legale, la crisi in Borsa dei cinque big canadesi: perdite del 70% PDF Stampa
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di Sergio Bocconi

 

Corriere della Sera, 29 febbraio 2020

 

C'è un settore i cui big mondiali in Borsa da un anno stanno perdendo parecchio valore: quello della cannabis. I titoli dei più grandi produttori-distributori di marijuana legale, terapeutica o ricreativa, stanno attraversando una crisi significativa determinata soprattutto dalle incertezze relative al quadro regolatorio. In media i titoli dei cinque più grandi gruppi globali del settore, tutti basati in Canada, hanno perso dal febbraio 2019 il 67%.

I Top5 made in Canada - Aurora Cannabis, Cronos group, Aphria, Canopy growth corporation, Tilray: quotati in Nord America (anche sul Nasdaq come Tilray), in 12 mesi hanno accusato perdite sui listini comprese fra l'80 e il 60%. In linea con il North America marijuana index, che comprende i 20 titoli maggiori, e che fra aprile e maggio 2019 ha superato quota 300 punti e ora viaggia intorno a 80. Tra l'altro i prezzi delle azioni sono soggetti anche a un'ampia volatilità, con tassi mensili di variazione che raggiungono il 15-16%.

Lo rileva un'analisi di LearnBonds, sito web americano di informazione ed educazione economica relativa appunto ai Top5 mondiali del settore. Così, se nell'aprile 2019 Canopy growth (controllata dal gruppo Constellation brands, che ha marchi come la birra Corona e in Italia i vini Ruffino) quotava sopra i 48 dollari, in questi giorni scorsi è intorno a 20. Aurora Cannabis nello stesso periodo è scivolata da 9 dollari a 1,55, Cronos da 16,52 a 6,37, Aphria da 7,66 a 3,92 dollari, Tilray da 51,27 a 17,29. Se nel settembre del 2018 la capitalizzazione complessiva delle prime tre, Tilray, Canopy e Aurora, raggiungeva i 40 miliardi di dollari, oggi è intorno a 9.

Incertezza regolatoria - Alla base della crisi di Borsa ci sono le molte, differenti e variabili regolamentazioni esistenti relative all'uso e quindi alla produzione-distribuzione della cannabis. Considerando gli esempi più noti e sotto i riflettori dell'industria, in Canada a fine 2018 è stata decisa la legalizzazione piena e negli Usa sono diversi gli Stati che hanno approvato norme in questa direzione, mentre a livello federale no. Fattori di variabilità e incertezza che provocano bolle speculative sulla base dei rumors (è il caso del Canada, dove seguendo indiscrezioni e attese sulla legalizzazione della cannabis i prezzi dei titoli erano saliti per poi invertire la rotta dopo l'ok ufficiale), sovra-stoccaggi, alimentano la concorrenza del mercato nero, influiscono negativamente sulle attese dei risultati, fanno percepire più rischiosi questi titoli agli investitori.

Investimenti -

Eppure il settore è tutt'altro che fermo. "Nonostante la sostanziale stagnazione dei temi regolatori, le corporation della cannabis stanno investendo non poco nella produzione", dice Justinas Baltrusaitis, news editor di LearnBonds, la scommessa è rappresentata dalle promesse che sembrano pervenire da più parti relative alla legalizzazione della cannabis a uso medico. "La sfida riguarda i prodotti che vengono indicati, per esempio, per l'epilessia o i disturbi dell'Alzheimer. Il destino dell'industria della cannabis sarà dunque deciso da due fattori: la regolazione e i riconoscimenti scientifici".

 

 

 

 

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