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Milano. Coronavirus, permessi-premio sospesi, gli agenti chiedono più tutele PDF Stampa
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di Giuseppe Guastella


Corriere della Sera, 26 febbraio 2020

 

Nelle carceri per definizione, di libertà ne hanno già poca, ma quella che resta a una fetta di detenuti se la mangia il famigerato Covid-19. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano è stato costretto a sospendere fino al 2 marzo le uscite all'esterno per evitare il rischio di contagio sia per i detenuti che ne beneficiano, sia per i compagni che potrebbero essere contagiati al loro rientro in cella con enormi problemi per gli istituti di pena.

Da lunedì scorso, dopo l'innalzamento del livello di allarme, i magistrati di sorveglianza hanno dovuto sospendere alcuni benefici che, da un lato, riducono la pressione nelle carceri sovraffollate, da un altro, consentono il percorso di rieducazione al quale deve tendere la pena secondo la Costituzione. I giudici dell'ufficio diretto da Giovanna Di Rosa hanno boccato permessi premio, che permettono ai carcerati di uscire per periodi limitati, semilibertà per trascorrere parte del giorno fuori in attività di impiego utili al reinserimento, e lavoro esterno, uscire dal carcere per svolgere un'attività lavorativa o di frequentare un corso di formazione professionale.

A San Vittore, gli avvocati che si recheranno per incontrare i reclusi indosseranno la mascherina. Sospesi, per gli stessi motivi, gli ingressi dei volontari che prestano la loro opera dentro le mura. Gli stessi rischi riguardano la salute degli agenti di polizia penitenziaria, i cui sindacati hanno chiesto provvedimenti urgenti a tutela della salute.

 

 

 

 

 

 

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