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"La prescrizione di Bonafede fa già danni" PDF Stampa
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di Tobia De Stefano


Libero, 24 febbraio 2020

 

Intervista all'avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione delle camere penali. "Centinaia di condannati con rito per direttissima potranno essere perseguiti per tutta la vita. Sui legali Davigo dice falsità".

Un giorno appare in tv, pronto a battagliare con i grillini come se fosse un politico di professione, l'altro lo si vede sullo stesso piccolo schermo, impeccabile, rispondere in punto di diritto al magistrato di riferimento dei Cinque Stelle, Piercamillo Davigo. Il principe del foro del "garantiamo" contro l'eroe dei "giustizialisti".

Il presidente dell'unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza, è l'avvocato del momento. Ha scritto, manifestato, scioperato e inveito contro la riforma Bonafede, quella che abolisce la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. La considera un abominio dello stato di diritto che umilia le garanzie dell'accusato e adesso aspetta di capire come andrà a finire la disputa parlamentare dalla quale dipende il futuro del governo giallorosso.

 

Avvocato Caiazza, un pronostico?

"Più che quello che penso io, le posso riportare quanto detto da Renzi che due giorni fa è intervenuto alla nostra inaugurazione dell'anno giudiziario".

 

Prego...

"Nella sostanza, che non finirà nel modo auspicato da Bonafede".

 

Cioè?

"Renzi ci ha detto che finirà nell'unico modo che ha un senso dal punto di vista giuridico, con il cosiddetto lodo Annibali, la sospensione dell'efficacia della prescrizione voluta da Bonafede in attesa di una riforma della giustizia che accorci i tempi dei processi".

 

Vedremo. Intanto dall'inizio del 2020 la nuova prescrizione è in vigore...

"Appunto e sta già facendo danni gravissimi. Chi a gennaio o febbraio è stato condannato con rito direttissimo non ha più la garanzia che il suo processo abbia un termine, può essere perseguito per il resto dei suoi anni. E non parliamo di pochi casi, bensì di centinaia al giorno. Ma il danno peggiore sta nel principio di quella norma che umilia le normali garanzie di un indagato e mina le fondamenta dello stato di diritto".

 

Mi scusi ma lei ha mai parlato di tutto questo con il ministro Bonafede?

"Certo, più di una volta. E devo riconoscergli una certa coerenza. Nel senso che qualsiasi argomento gli venga posto lui segue sempre con grande attenzione e poi risponde che è il rappresentante del popolo e che quel popolo gli ha dato il mandato di abolire la prescrizione, senza mai entrare però nel merito della questione che gli è stata prospettata".

 

Davigo accusa voi avvocati di essere tra le cause principali dei tempi lunghi del processi perché usereste tutti "i trucchetti" del mestiere per arrivare alla prescrizione...

"E Davigo dice una cosa falsa, perché con le norme in vigore dal 2006 tutte le istanze di rinvio o impedimento che possono essere proposte dai legali (malattia, astensione, ecc.) comportano la sospensione dei termini di prescrizione. Insomma, se fino a quindici anni fa gli avvocati avevano degli strumenti per portare un processo verso la prescrizione, oggi non ce li hanno più".

 

Mi scusi, ma vuol dirmi che Davigo ignora queste norme?

"Assolutamente no. E visto che non le ignora penso solo che dia una rappresentazione distorta dalla realtà che parte da una visione ideologizzata del diritto. Tant'è che quando lui parla della percentuale altissima di appelli e impugnazioni che ci sono in Italia si dimentica di dire che i tre quarti delle prescrizioni arrivano prima della sentenza di primo grado. Quindi, appelli e impugnazioni degli avvocati non c'entrano nulla".

 

Resta il fatto che i processi In Italia durano troppo..

"Certo, ma la colpe non è degli avvocati. Bisogna lavorare su altre criticità del sistema".

 

Ce le dica...

"Bisogna per esempio ridurre il numero dei dibattimenti. In Italia si fanno solo dibattimenti e pochi patteggiamenti e riti abbreviati".

 

Perché?

"Perché evidentemente sono poco appetibili, bisognerebbe renderli più "convenienti"... Negli Stati Uniti, per dire, dove l'azione penale è discrezionale, è possibile patteggiare anche per un solo reato, l'omicidio per esempio, mentre la procura rinuncia a perseguirne altri come può succedere per la rapina nella quale è avvenuto l'omicidio. Poi va potenziata la funzione da filtro dell'udienza preliminare".

 

E perché non si va in questa direzione?

"Beh, con il precedente governo (Lega-Cinque Stelle) ci stavamo lavorando, innalzando i limiti delle pene patteggiabili e potenziando il rito abbreviato, con quello attuale mi sembra che invece si stiano facendo passi indietro".

 

Ma lei crede che basterebbero queste riforme per portare i processi in Italia a una livello di durata ragionevole?

"No, ma migliorerebbero di certo la situazione. Poi c'è il vero grande tema, come accennavo prima, cioè quello dell'obbligatorietà dell'azione penale".

 

Dovremmo eliminarla?

"Già oggi l'azione penale non è obbligatoria in assoluto, nel senso che c'è un potere discrezionale, quello delle procure che decide quali processi hanno la priorità rispetto ad altri e quindi di conseguenza quali vertenze debbano essere indirizzate verso la prescrizione".

 

Quindi?

"Quei pm non rispondono a nessuno di quelle scelte di politica criminale, e questo è democraticamente inaccettabile. Dunque quel potere di scelta deve essere dato al parlamento che dirà di volta in volta quali sono i reati che vanno perseguiti prioritariamente rispetto ad altri, rispondendone davanti al corpo elettorale".

 

Avvocato, non è che tra poco la ritroviamo in politica?

"Guardi, ho avuto diverse volte questa possibilità e non l'ho sfruttata quando avevo 30 anni, si figuri se mi interessa adesso che ne ho più di 60 anni".

 

Glielo aveva proposto Pannella...

"Certo, me l'aveva proposto Marco, ma la mia priorità restava la professione legale. Oggi purtroppo non vedo politici di quel livello. C'è un vuoto di rappresentanza della cultura liberale... un vuoto che per il bene del Paese deve essere riempito nel più breve tempo possibile".

 

 

 

 

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