Sabato 26 Settembre 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

"Il sistema penale minorile funziona": il 5° Rapporto di Antigone sui ragazzi in carcere PDF Stampa
Condividi

di Marta Rizzo


La Repubblica, 22 febbraio 2020

 

C'è però la crescita delle segnalazioni di minori per associazione mafiosa. Necessaria una maggiore attenzione alle esigenze di dialogo e vita con il "fuori", per i ragazzi che sono dentro.

Il rapporto Guarire i ciliegi prende spunto da un verso della canzone di Fabrizio De André "Un medico" e costituisce l'ossatura del V Rapporto Antigone sugli Istituti Penitenziari Minorili (IPM). In estrema sintesi: diminuiscono sia i reati che i detenuti; irrilevante la prescrizione; i ragazzi in IPM sono soprattutto italiani; soddisfacente il sistema delle comunità. Antigone sottolinea tuttavia la crescita delle segnalazioni di minori per associazione mafiosa; l'interpretazione troppo restrittiva della riforma della normativa minorile del 2018; e chiede maggiore attenzione alle esigenze di dialogo e vita col fuori, per i ragazzi dentro.

Pochissime le ragazze. I giovanissimi reclusi sono nella Comunità Amigò, che accoglie ragazzi sottoposti a misure alternative alla detenzione, minori stranieri non accompagnati e minori sottoposti a provvedimenti civili. Sono 375 i minori e giovani adulti in Italia, per la maggior parte italiani (il 70% del totale), pochissime le ragazze (il 6,1%). Insomma, "Nel complesso, quello minorile è il sistema carcerario che meglio funziona in Italia": è il commento di Gemma Tuccillo, capo del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità (Dgmc).

Il "fascino" della cosca mafiosa. Ad oggi, dice l'Associazione Antigone, sono 375 minori e giovani adulti presenti negli Ipm. Il 6,1% è composto da ragazze. Al 15 gennaio, i minori e giovani adulti detenuti erano distribuiti in 17 istituti con caratteristiche e dimensioni diverse tra loro: quello con più presenze era quello di Nisida, con 45 detenuti, mentre alla stessa data a Caltanissetta ce n'erano solo 3.

In tutta Italia, quel giorno erano detenute 23 ragazze, 12 delle quali a Pontremoli (unico IPM solo femminile d'Italia). Calano gli omicidi di quasi il 50% e anche furti e rapine di circa il 15%. Fra il 2014 e il 2018, le segnalazioni della polizia per delitti commessi da minori sono diminuite dell'8,3%: da oltre 33.300 nel 2014 a 30.600 nel 2018. Calano gli omicidi volontari (-46,6%) e colposi (-45,4%), i sequestri di persona (-17,2%), i furti (-14,03%), le rapine (-3,9%) e l'associazione per delinquere (- 82,5%). Preoccupa la crescita, dal 2014, dei minori segnalati per associazione di tipo mafiosa (+93,8%: erano 49% nel 2014 e 95% nel 2018).

Il 70% dei giovani imputati sono italiani. Gli imputati minorenni sono per il 70% italiani e per il 30% stranieri. Oltre l'84% sono maschi e meno del 16% sono femmine (sia per gli italiani che per gli stranieri). Il 30,5% degli imputati maschi ha fra i 14 e i 15 anni, il 69,5% ne ha 16 o 17. Le ragazze imputate con un'età fra i 14 e i 15 anni (il 40% del totale) sono più dei ragazzi; le imputate con un'età fra i 16 e i 17 anni (il 60%) sono meno.

La giustizia penale italiana per i giovani è la migliore d' Europa. In Italia i ragazzi vengono molto ascoltati anche nelle norme che ne regolano l'incarcerazione e sono meno che in altri Paesi europei. Il Portogallo è lo Stato che ha l'età più alta per l'imputabilità.

In Europa, l'età a partire dalla quale si è imputabili spazia tra i 12 anni di Olanda e Irlanda e i 16 del Portogallo. In Svezia, Repubblica Ceca, Finlandia e Danimarca si è penalmente responsabili a 15 anni. In tutti gli altri paesi, Italia inclusa, a 14 anni. Fanno eccezione Polonia e Francia, dove si diventa penalmente perseguibili a 13 anni. Rispetto ai suoi vicini, l'Italia ricorre alla detenzione in maniera residuale e calano i ragazzi detenuti.

Incarcerati per lo più in custodia cautelare. Storie difficili precedono le violenze dei giovani reclusi e spesso non hanno un posto sicuro dove vivere liberamente: questo è uno tra i motivi per cui il 72% dei ragazzi entrati in IPM è in custodia cautelare. La durata media della permanenza è poco superiore ai tre mesi. La durata della pena dei ragazzi in IPM è generalmente breve: in media 102 giorni nel 2019.

I bambini e i giovanissimi sono solo il 7,2% del totale. I giovanissimi sono molto pochi. Resta maggioritario il gruppo dei ragazzi che hanno 18, 19 o 20 anni, ma sono molti anche quelli che hanno 16 o 17 anni. In media, gli stranieri appaiono leggermente più giovani degli italiani. I ragazzini con età compresa tra i 14 e i 15 anni sono il 7,2%; quelli tra i 21 e i 25 anni (che hanno commesso il reato da minorenni, i così detti giovani adulti) sono il 15,5%; il 35,2% ha tra i 16 e i 17 anni e il restante 42,1% tra i 18 e i 20 anni. Il 17% dei ragazzi detenuti ha commesso reato contro la persona.

Tipologie di reati. I reati contro la persona, i più gravi, riguardano solo il 17% di chi entra in IPM. Il 62% ha commesso illeciti contro il patrimonio. L'IPM, quindi, funziona soprattutto come strumento per incidere sul percorso trattamentale di ciascun ragazzo. Il ricorso a questo strumento è poi più frequente e prolungato per chi manca di un'adeguata struttura familiare e territoriale alle spalle.

Il ruolo rilevante delle comunità. La maggior parte dei ragazzi arriva in IPM dalle comunità di accoglienza. E verso le comunità è diretta quasi la metà delle persone che escono. Solo il 10,3% dei ragazzi esce dagli IPM perché ha finito di scontarvi la propria pena. L'11'8% esce per essere trasferito verso strutture per adulti, perché superato il limite di età per restare in IPM, per volontà propria (oltrepassati i 25 anni), o per via una di una refrattarietà alla vita interna dell'istituto. D'altronde, se al 15 gennaio 2020 i ragazzi in IPM erano 375, nello stesso giorno i ragazzi in comunità erano 1.104.

La comunità di accoglienza è asse portante. I 1.104 ragazzi sono inseriti nel sistema delle comunità di accoglienza, che ospita nel complesso circa 20.000 ragazzi, dei quali, dunque, quelli provenienti dall'area penale sono una minoranza. La loro presenza è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni. Questi numeri hanno fatto del sistema delle comunità un asse portate della giustizia minorile italiano. La maggioranza dei ragazzi entra in comunità in misura cautelare, un gruppo più ristretto proviene dagli IPM, circa il 20% è in comunità nell'ambito di un progetto di messa alla prova.

"Molti i segnali di miglioramento". Per prima cosa - dichiara Gemma Tuccillo, Capo del Dgmc - vorrei osservare che, a fronte di una capienza di 529 posti disponibili, il sistema penitenziario minorile non presenta problemi di sovraffollamento e che è possibile rispettare il principio di territorialità.

L'entrata in vigore del Decreto legislativo del 2 ottobre 2018, poi, ha finalmente dotato il nostro Paese di un ordinamento sull'esecuzione penale minorile. Gli effetti positivi - ha aggiunto Tuccillo - hanno prodotto effetti positivi nel miglioramento dei progetti di recupero e della vita detentiva e nella risposta di tutti gli operatori della Giustizia minorile e di comunità.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it