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Intercettazioni, governo verso il voto di fiducia. Ma il decreto è a rischio PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 22 febbraio 2020

 

La scadenza di fine mese potrebbe saltare per l'ostruzionismo. Ipotesi "ghigliottina". Nubi nere sul decreto intercettazioni. È appena alle spalle la buriana del Senato, e già si apre quella di Montecitorio. Con la minaccia per il governo di non farcela a convertirlo per il 29 febbraio, giorno della sua scadenza.

Quindi bisogna chiuderlo entro venerdì. Ma il centrodestra minaccia un ostruzionismo durissimo e trabocchetti col voto segreto che potrebbero raccogliere anche il dissenso di Italia viva. Da ieri il decreto è in commissione Giustizia e, fatto eccezionale, sarà votato domani. Per andare in aula lunedì, quando il governo porrà subito la fiducia.

Ma sia sulla fiducia che, subito prima, sulle pregiudiziali di costituzionalità, potrebbe scattare la trappola del voto segreto, ordita dal responsabile Giustizia di Forza Italia Enrico Costa che ormai ha dichiarato guerra non solo alla prescrizione, ma pure alle intercettazioni. Tant'è che tra gli emendamenti in commissione è ricomparso quello per far slittare la prescrizione al 2021, che ha creato forte fibrillazione al Senato e alla Camera riproporrà la quasi parità di numeri tra maggioranza e opposizione.

Ma il vero rischio per i tempi è in aula. È stato il presidente della Camera Roberto Fico a voler anticipare da martedì a lunedì la discussione. Consapevole dei rischi della conversione. La discussione generale non ha limiti di tempo, ma è possibile una tagliola. Il primo scoglio saranno, nel pomeriggio, le pregiudiziali di costituzionalità - finora tre di Fi, Lega, Fdl - su cui si può chiedere il voto segreto. Qui la maggioranza non dovrebbe rischiare.

Subito dopo il governo porrà la fiducia da votare martedì. E anche questo voto dovrebbe andare liscio. Ma dopo si apre la battaglia degli ordini del giorno che invece potrebbero bloccare il decreto. Un testo di cui Costa dice: "Trasforma il telefono in un guardone senza regole e senza limiti, neppure in casa o in camera da letto. Bonafede si mette sotto i piedi l'intimità familiare degli italiani". Questo diventerà lo slogan dei nemici del Trojan.

Su cui ogni deputato potrà presentare un ordine del giorno, con la possibilità di parlare 5 minuti per illustrarlo e altrettanto per la dichiarazione di voto. I 257 deputati di Fi, Lega e Fdl potrebbero andare avanti all'infinito. Idem per le dichiarazioni di voto, qui ben 10 minuti per ciascuno. Restano due strade, le sedute fiume notturne, o la "ghigliottina", una decisione unilaterale del presidente della Camera che taglia il dibattito e costringe al voto.

Strumento usato il 29 gennaio 2014 dall'ex presidente Laura Boldrini sul decreto Imu-Bankitalia per garantirne la conversione. Allora si scatenò una durissima reazione dei SStelle, in aula intervenne l'attuale Guardasigilli Bonafede parlando di "attacco alla Costituzione". Fico su Twitter ironizzò su "Laura tagliola Boldrini". Ma per salvare il decreto stavolta potrebbe non esserci altra via.

 

 

 

 

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